Concorso letterario " Un amore di merenda"

Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.

Se i libri fossero frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.

Se un libro fosse di burro e panna,
lo leggerei prima della nanna.


Tratto da “Se i libri fossero” di R. Piumini





Favole a merenda ti invita a partecipare al



Concorso letterario a partecipazione gratuita

UN AMORE DI MERENDA



in collaborazione con

Associazione artistico culturale Progetto e Materia
Associazione
Pignoletto Rosso di Banchette,
Fattoria Didattica
Elena Alfieri,



Qui il BANDO

 

Se son storie, fioriranno...

Scrivere un libro di fiabe può rappresentare una grandiosa avventura e riuscire a pubblicarlo può davvero diventare una bella favola. Armàti di penna e di vivaci pensieri si può dar vita a personaggi caratteristici, le cui storie popoleranno l’immaginario di tanti bambini che le leggeranno, emozionandosi, regalando così a chi le scrive un piccolo, grande sogno.

Se hai scritto un libro di fiabe o di racconti per bambini puoi autopubblicarlo nell’ambito del primo Festival del Self-Publishing, usufruendo di questa occasione per farlo conoscere e per condividerlo con altre persone che nutrono i medesimi interessi. Seleziona il titolo dell'articolo per leggere il BANDO di partecipazione.

   

Leggi i commenti degli organizzatori di “Vediamoci a Scampiae di coloro che vi hanno partecipato, Monica Auriemma, Rosa Tiziana Bruno, Emanuela Bussolati, Francesca Capelli, Francesco Guerrini.

 


di Serena Gaudino

(ideatrice e organizzatrice)

Sembrava un'impresa impossibile, forse lo è stata davvero ma alla fine è andato tutto benissimo: Vediamoci a Scampìa ha raggiunto risultati insperati. I collaboratori, gli operatori e tutti i nostri ospiti sono stati fantastici, e non è facile venire a operare, da luoghi lontanissimi per organizzazione e cultura, qui a Scampìa dove i bambini sono sveglissimi, troppo forse e molto poco attenti. Ma allo stesso tempo sono pieni di voglia di imparare, di giocare e di vedere un pezzo di mondo diverso. Ed è quel che è successo: grazie all'arrivo a Napoli di tanti bravissimi scrittori e educatori non del territorio i bambini hanno potuto imparare, con lo spirito giusto, quel che quotidianamente avviene in altre parti d'Italia che lavorano non solo sulle emergenze come qui ma anche su progetti di ampio e consumato respiro.

Naturalmente non tutti hanno potuto acchiappare il bello della nostra manifestazione perché è ancora molto difficile per noi riuscire ad arrivare ovunque tra le migliaia di famiglie che popolano il quartiere ma quelli che ci sono stati sono stati bravi e finalmente hanno capito che non è vero che Scampìa è un luogo peggiore di altro, forse solo un po' diverso ma molto simile alle tante periferie d'Italia e del mondo: solitudine, desolazione e disperazione. Ecco con cosa si deve fare i conti quotidianamente e il sorriso regalato dopo anni di progettazione e attuazione di interventi educativi di alto profilo è solo un evento che sottolinea la forza degli operatori che vogliono che qualcosa qui cominci a cambiare, sul serio.

Qui di seguito le impressioni e i commenti dei nostri ospiti. Grazie di cuore, soprattutto se ognuno vorrà poi seguirci ancora nella nostra interminabile (speriamo) avventura!


di Monica Auriemma

(illustratrice)

Sabato mattina: Mi sveglio alle 6,00 con un po’ d’ansia. E’ sempre così quando ho un incontro con i ragazzi. Quando arrivo a Scampia supportata dal navigatore mi perdo e finisco in una strada senza uscita con cumuli di immondizia…(io odio il navigatore!). Finalmente ritrovo la strada e vedo lo stesso quartiere che ricordavo, ma con piccoli segni di cambiamento: grandi striscioni tappezzano palazzi e strutture, con parole di speranza; sono le installazioni di un’artista, mi spiegheranno poi, sembra niente, ma io credo nei piccoli segni, credo nei semi piantati nel cuore delle persone con instancabile pazienza, a prescindere dalle circostanze avverse. Al Centro Hurtado c’è grande fermento, giovani entusiasti e indaffaratissimi, un servizio-navetta ci accompagna alla scuola.

Ci è toccata una scuola media…mmm…età difficile questa! Cominciano ad arrivare i ragazzini: dieci, poi venti, alla fine una trentina di personcine colorate, scalpitanti e rumorose tra gli undici e i tredici anni. Il nostro libro si chiama “La Bottega dei sogni perduti” e racconta di un adulto indaffarato e disilluso, che grazie ad uno strano incontro, riscopre il suo sogno perduto di fare lo scrittore. Io e Manuela (Salvi) siamo particolarmente appassionate a questo tema, perché abbiamo lottato e lottiamo ancora per realizzare i nostri sogni, nonostante le difficoltà che ci spingono a mollare. Se siamo arrivate a fare del nostro sogno il nostro mestiere, vorremmo trasmettere il più possibile agli altri la speranza, lo sforzo e la determinazione per farcela. Su un grande videoproiettore scorrono le immagini del libro, i ragazzi seguono la storia con attenzione (uau!). Poi Manuela mostra esempi di persone più o meno famose che sono riuscite a realizzare i propri sogni, partendo da situazioni difficili e, con costanza e dedizione, arrivando a fare cose importanti per sé e per gli altri, l’attenzione rimane alta. Io mostro tutte le fasi del mio lavoro di illustratrice, spiego come si fa, presento ai ragazzi i personaggi del libro “in carne e ossa”, sono amici venuti con noi a cui mi sono ispirata per i disegni; ci divertiamo a scoprire le somiglianze, guardiamo le foto buffe che ho fatto, gli oggetti e i materiali che ho usato; il tempo scorre veloce, mi sembra tutto leggero e allegro, la tensione è scomparsa, ci stiamo divertendo tutti…Alla fine chiediamo loro di scrivere su un foglietto in forma anonima il loro sogno più grande, un sogno che non si possa comprare; noi lo conserveremo, in modo che non vada perduto. Un po’ ci aspettiamo i soliti sogni di diventare modelle o calciatori… Appena in macchina non resisto, devo leggerli, tanto non conosco i nomi e non saprò mai chi li ha scritti, il patto di segretezza è rispettato. Infatti ecco quelle che sognano di fare la cantante/ballerina/modella, ecco i calciatori, ma…guarda, una vuol fare l’infermiera (famosa, però!), c’è un cuoco, alcune dottoresse, due parrucchiere, stiliste, un’ingegnera (ma come si dirà: ingegnera o ingegnere?) una pediatra, ci sono nuotatori, chitarristi, militari, due che vorrebbero aiutare i genitori, malati o lontani (e qui piango a dirotto…) veterinari, schermitori, pallavoliste…e perfino una scrittrice e una disegnatrice! Questi ragazzi sono ancora capaci di avere sogni “non omologati”, nonostante i media, nonostante l’ambiente, nonostante noi adulti. So che la vita potrà essere dura con loro, ma come dicevo, io credo nei semi piantati nel cuore delle persone con instancabile pazienza…




di Francesca Capelli

(autrice)

Ho accolto con entusiasmo l’invito di Serena Gaudino a partecipare alla manifestazione di Scampìa, un po’ perché sono sempre felice di lavorare con i bambini sui miei libri, un po’ per la curiosità di conoscere una realtà di cui avevo soltanto informazioni indirette.

Scampìa è un luogo, ma non è uno spazio. La cosa che mi ha colpito di più, dopo aver passeggiato per il quartiere (o meglio, sul cordolo) con gli operatori del Centro Hurtado, è che non c’è un “davanti” e un “dietro”, un “sopra” e un “sotto”, ma un “ovunque”.

Tutto ciò non può non influenzare le interazioni tra le persone, al di là di una situazione sociale a rischio che, è innegabile, esiste nel quartiere. Mi ha colpito per esempio la scarsissima partecipazione degli abitanti alla cena all’aperto con concerto del sabato sera, quando in altre città – penso a Firenze – se non altro per la possibilità di mangiare gratis, la gente si sarebbe accalcata intorno al buffet (ottimo). Il fatto che a cucinare fosse stata Argentina, una simpatica signora rom, forse ha costituito un deterrente, ma anche a Firenze i rom non sono trattati proprio benissimo, eppure sono certa che la cena avrebbe consentito di passare sopra ai pregiudizi.

A proposito di rom, sabato pomeriggio sono stata in un campo non autorizzato per un laboratorio dedicato al mio libro “Veruska non vuole fare la modella” (San Paolo). Non ero al top dell’energia, visto che una settimana prima ero stata operata di appendicite, e l’esperienza per me è stata estremamente difficile, non riuscivo a entrare in relazione vera con questi ragazzi (il fatto che avessero età molto diverse non ha sicuramente aiutato), capivo benissimo che mi consideravano la gagé un po’ farlocca da prendere in giro.

Però è stato molto utile per comprendere le dinamiche maschio-femmina e grande-piccolo nel campo. Soprattutto, ho avuto la conferma che per operare in realtà così difficili non servono i buoni sentimenti, e nemmeno una concezione un po’ ingenua, che definisce “bambini con le palle” ragazzini che semplicemente si sono adeguati alla legge del più forte, o che scambia per “creatività” l’assoluta mancanza di regole.

Mi spiego con un esempio. Il mio laboratorio prevedeva la realizzazione di bambole di carta con relativi vestitini, secondo una procedura già sperimentata altre volte (i bambini dai 5 anni in su hanno sempre partecipato senza difficoltà e con soddisfazione).

Mi sono presto resa conto che pochissimi tra questi ragazzi rom (anche grandi) riuscivano a eseguire delle istruzioni. La situazione non è migliorata nemmeno quando ho detto: “Disegnate quello che volete”, visto che si sono limitati a scarabocchiare dei fogli: i bambini, infatti, sono molto più creativi quando hanno una consegna, rispetto a quando sono abbandonati a se stessi davanti a un’infinità di scelte possibili. Le istruzioni, insomma, non vanno viste in senso castrante, ma servono a costruire una base sulla quale lavorare di fantasia.

Ora, la capacità di eseguire istruzioni non serve tanto a partecipare con successo ai miei laboratori, quanto a stare nella società e a esercitare dei diritti. Se non sei in grado di compilare un questionario, per esempio, non potrai mai ottenere un sussidio o una borsa di studio, fare domanda per una casa popolare ecc. Eseguire delle istruzioni ti può salvare la vita in caso di incendio o altra emergenza. E sono convinta che buona parte degli insuccessi scolastici dei bambini rom dipendano da questo, dall’incapacità di tradurre in azione una spiegazione, oltre che da uno svantaggio sociale incancrenito da secoli. Certo, non da “mancanza di intelligenza”.

Non ho mai pensato che una mia presenza di due ore in un campo rom cambiasse i destini di qualcuno (ma ho ancora in mente Hana, una ragazzina dolcissima che sembrava divertirsi durante il laboratorio e che alla fine, senza che nessuno glielo chiedesse, ha rimesso in ordine i materiali utilizzati da tutto il gruppo: lei ce la farà a uscire dal quel circolo vizioso di povertà ed emarginazione, e certo non per merito mio). E ho molto rispetto per i volontari che, con generosità e senza aspettarsi niente in cambio, dedicano tempo ed energie ai bambini e agli adulti rom, ma la situazione è davvero molto complessa.

Detto questo, è stato bello e importante esserci, soprattutto la domenica mattina, a fare laboratori accanto ad altri colleghi, tra gli stand di artigiani e cooperative, accompagnati da musica e letture. Importante per la gente di Scampìa, per chi lavora in questa realtà, per gli insegnanti e gli operatori, per i bambini e i ragazzi. Per far sentire che ci siamo, che siamo con loro. Senza aspettarsi chissà cosa, senza la presunzione di fare la differenza. Ma con la speranza che almeno uno dei semi gettati possa germogliare. E allora, anche per questo, fosse sole per questo, ne vale la pena.

Francesca Capelli



di Rosa Tiziana Bruno

(autrice)

Senza paura di esagerare, affermo che l’esperienza con i bambini di Scampia è stata profondamente significativa.

Inizialmente avevo pensato di affrontare con loro la tematica della narrazione, ovvero scoprire insieme l’importanza del racconto. Volevo attuare il percorso con l’ausilio del mio libro “I ladri di favole” che appunto è la storia di una bambina che lotta energicamente per recuperare fiabe e favole, andate perdute in seguito al disinteresse degli adulti che hanno smesso di raccontarle.

Ma, quando mi sono vista davanti un gruppo di scalmanati, pronti a sfidare l’intelligenza del mondo con i loro quesiti ironici e arguti, ho fatto una virata, sono andata oltre, superando la banalità dei ragionamenti teorici.

E allora, partendo dagli strani incontri di Angiolina, la protagonista de “I ladri di favole”, abbiamo parlato di personaggi fiabeschi. La matrigna di Biancaneve, per esempio. Ma anche altri.

Così l’argomento su cui abbiamo scelto di soffermarci è stato: la cattiveria. Per quanto spontanea, però, l’idea non è stata casuale. Ho deciso di sviluppare questo argomento per dei motivi ben precisi.

Cattiveria” è una parola ormai entrata in disuso. Si ha quasi difficoltà a pronunciarla, come fosse diventata retorica, sembra addirittura proibita. Ma è indubbio che sia una parola di gran moda, al di là dell’ uso che se ne fa nel linguaggio.

Nel dizionario il significato di cattiveria è : “innata disposizione a far del male, a recar danno al prossimo nelle sue cose o nelle sue aspirazioni”.

Ecco, questa definizione racchiude in sé molti dei comportamenti umani di grande attualità, comportamenti che spiccano.

La cattiveria si insidia ovunque, anche nelle piccole cose quotidiane. Dunque, perché non parlarne schiettamente?

Ma con i bambini, si sa, non c’è bisogno è di molte chiacchiere. Piuttosto di limpidezza.

Così, è accaduto che, mentre si discuteva delle possibili motivazioni che inducono la matrigna di Biancaneve ad essere “cattiva”, si è scoperto che la realtà quotidiana di noi tutti è un crogiuolo di cattiveria e bontà.

Sono emerse situazioni terribili, dinanzi alle quali si resta spiazzati. Ad esempio trovare un tossicodipendente accasciato davanti al portone, rientrando a casa. Il timore di contraddire le regole imposte di prepotenti. L’impossibilità di giocare all’aperto per via dei delinquenti che circolano in strada.

La Camorra, sì, si è parlato anche di questo con i bambini. Perché no? I bambini sono spettatori attenti. Capiscono e comprendono molto più di quanto noi immaginiamo.

E infatti insieme siamo giunti alla conclusione che, in ogni momento, possiamo scegliere chi vogliamo essere, da che parte vogliamo stare. Se con Biancaneve o con la Matrigna, con lo sceriffo di Nottingham o con Robin Hood, Peter Pan o Capitan Uncino. Questa libertà di scelta non ce la toglie nessuno.

Con toni leggeri ma senza ipocrisia, si è dunque parlato della cattiveria in ogni sua forma. Anche di quella spicciola, che serpeggia tra le pieghe della normalità. I bambini la colgono sempre, forse più di noi adulti.

Ed è stato a questo punto che il discorso orale si è trasformato in lingua scritta. Abbiamo deciso di disegnare la cattiveria, di fissarla su un foglio con matite e colori. Ne sono venute fuori idee interessanti.

Il tratto grafico permette di condividere sensazioni senza il timore di sentirsi giudicati.

Così, la cattiveria ha preso vita sul foglio bianco nel modo in cui ognuno la vede.

E’ stata rappresentata nelle sue forme più eclatanti, come puntare una pistola contro l’altro (moltissimi bambini hanno disegnato pistole e coltelli).

Ma è venuta fuori anche la cattiveria delle piccole cose: non rispondere ad un sorriso, spingere qualcuno e non chiedere scusa, fare promesse che non si ha intenzione di mantenere, mentire spudoratamente, fare dispetti, organizzare prepotenze di gruppo.

Ultimati i disegni, i bambini hanno tirato fuori una raffica di domande sulla protagonista de “I ladri di favole”, volevano conoscere i dettagli dei suoi incontri con glia altri personaggi fiabeschi (incontri di cui il libro parla).

Mi è dispiaciuto che il tempo per stare insieme fosse ormai terminato, avevamo ancora cose da dirci e su cui interrogarci. E poi c’era la voglia di fare capriole, di esprimersi anche con il corpo, di raccontarci esperienze e desideri. Forse ci sarebbero voluto tutto il resto della giornata.

I bambini di Scampia sono dei vulcani in miniatura, pieni energie, di idee concrete e, oserei dire, esplosive! Fortuna che dopo il nostro, c’erano altri laboratori, altri incontri con scrittori da tutta Italia, altre iniziative per esprimersi e per confrontarsi.

Insomma, Scampia, per due giorni, si è trasformata in un’officina di narrazione.

Ci voleva proprio.


di Emanuela Bussolati

(autrice e illustratrice)

Il tema del mio laboratorio era: capire come "parlano" le piante e di che esigenze hanno e imparare i primi rudimenti del giardinaggio e del rispetto per la natura, seminando una piantina di nasturzo.

La mia impressione è che i bambini, quando lavorano su cose vive sono sempre interessati. Nel caso dei ragazzini dei due laboratori, tenuto conto che la situazione era dispersiva e piena di molte sollecitazioni, direi che il fatto che abbiano passato un'ora ad ascoltarmi sia davvero eccezionale. Dovessi ripetere l'esperienza, credo che farei il laboratorio camminando per il parco e mostrando piantine, alberi e arbusti e solo poi seminando. Darebbe una esperienza maggiormente legata a un contesto loro.

In ogni caso quasi tutti erano curiosi e divertiti. E un ragazzo che è stato prelevato dal padre poco prima della fine del laboratorio, era davvero dispiaciuto di dover andare. 

Piccola nota: la cosa più difficile è stata rimandare il momento del "fare il lavoretto" ( preparazione del vaso e semina vera e propria). I ragazzi erano ansiosi di fare e portarsi via qualcosa. Questo impediva un po' di ascoltare che cosa fosse poi necessario alla pianta per crescere. Ma, tenendo conto di questo, i laboratori si possono impostare esperienzialmente dall'inizio alla fine.


 

   

 


 

Caccia agli alberi secolari




rimbalza il sasso

quanti cerchi nel cuore

la vecchia quercia


 

Pietro Tartamella


 

Che cosa ci vuole per diventare un cercatore d’alberi? Sicuramente passione per la natura, per le passeggiate all’aria aperta, curiosità per le storie che questi alberi potrebbero raccontarci o per le storie che su di essi, qualcuno ricorda che siano accadute.


Diventa Tree Scout”, ovvero cercatore d’alberi secolari anche tu!


L’iniziativa è un’idea della casa editrice Kellermann e della scrittrice Paola Fantin che hanno realizzato una pagina su facebook :


 http://www.facebook.com/pages/TreeBook/121625684519769 

in cui trovare "TreeBook", il profilo del cercatore d'alberi, per creare una "comunità di ricerca" di alberi secolari o particolari.


La giornalista e scrittrice Paola Fantin da oltre dieci anni viaggia per l'Italia, per l'Europa e anche solo fuori dalle porte di casa, per cercare gli alberi più antichi, più belli, più strani o semplicemente più importanti per qualcuno: da questa passione è nato "Il quaderno degli alberi antichi e leggendari", edito da Kellermann Editore nella famosa collana dei "Quaderni".


Può sembrare solo un gioco, ma forse un gioco non è, anche se sicuramente è divertente. E' un censimento il cui valore proviene dal tempo lontano in cui gli alberi sono nati, e destinato a un futuro che potrà ancora beneficiare delle fronde, delle storie e dei significati di questi silenziosi e maestosi testimoni. 

   

 

Le favole di Nonna Tommy


Tommasina Cocco è una nonna molto fantasiosa con una grande passione che l'accompagna da sempre: inventare le favole. Scriverle per lasciarle alle sue nipotine è diventato un modo per comunicare con loro, guardando il mondo con i teneri occhi di un bambino e riuscendo a descriverlo con grande sensibilità e ricchezza di immaginazione. La tigre dagli occhi verdi, il cavallino d'argento, il chicco di grano sono alcuni dei protagonisti di queste favole, dal destino incerto, in apparenza sfortunato,ma in realtà sono personaggi molto speciali, perchè da sempre il vero valore aggiunto è la diversità, l'unicità. Questo libro di favole è destinato ad aiutare la realizzazione di una diocesi nel Kerala, il ricavato è devoluto interamente alle attività dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia in India.

 

 

Puoi aiutare attivamente a sostenere il progetto di Fratel Lodovico ordinando il libro ai seguenti indirizzi:

Telefono : 0732 3166

E- mail : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Fax : 0732 626850

Posta : Conosciamoci- Collegio Gentile- Via Cavour, 106 60044 Fabriano (AN)

 

Indicando il titolo “Le favole di Nonna Tommy”, il numero di copie, l'indirizzo postale per la spedizione, il numero di telefono o di cellulare.

Potrai provvedere al pagamento tramite conto corrente postale n. 70393731 intestato a :

Provincia italiana Congreg. Fratelli Nostra Signora della Misericordia- Conosciamoci Collegio Pergolesi   V. S. Marco, 13- 60035 Jesi An.

Baco posta Codice IBAN IT34 0076 0102 6000 0007 0393 7310393 731

 

 
   

 


Libri Animati

di Mattia Simoncelli


I libri animati sono costruiti con materiali naturali come il legno e la stoffa,  sono di ampie dimensioni una volta aperti completamente.

I libri animati sono ideati e progettati per avvicinare il pubblico dei più piccoli al mondo della lettura, stimolando la loro attenzione e favorendone l'educazione all'ascolto.

Durante la lettura si trasformano in un vero e proprio teatrino all'interno del quale raccontare favole attraverso varie tecniche di animazione (pupazzi, burattini, ombre cinesi).

Le fiabe proposte provengono da filoni favolistici che appartengono a diverse tradizioni culturali (Africa, Europa, Oceania, etc.), scelte in base ad un obiettivo comune: l'interculturalità tra i popoli.

Agli spettacoli possono essere abbinati laboratori sulla costruzione di libri animati da realizzare insieme ai bambini.


Per informazioni : Mattia Simoncelli

www.titasun.it

 












 

 

   

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