I PERICOLI DI INTERNET PER I PIU’ PICCOLI
In occasione del “Safe internet day” svoltosi il 7 Febbraio 2012 la nostra collaboratrice Valentina Ghilardi ha realizzato la storia che vi proponiamo, di seguito il decalogo per non perdersi nella rete...
Leggi attentamente la storia di un tuo (quasi) coetaneo, Marco, e poi rifletti con l’aiuto dei tuoi genitori o con la maestra.
LA STORIA DI MARCO
di Valentina Ghilardi
“Ho quasi finito, evviva! Così non salterò agli allenamenti di calcio con Luca!”- esclamava quel pomeriggio Marco, seduto alla sua scrivania davanti al computer.
La professoressa di storia gli aveva assegnato per domani una ricerca sulle piramidi egizie e Marco era molto soddisfatto: non aveva voluto neppure aspettare il rientro della mamma dal lavoro e si era messo subito sotto con Internet ed in poco tempo aveva trovato un bel po’ di materiale fotografico sul sito che avevano imparato ad apprezzare ed utilizzare anche in classe, quando…
All’improvviso, sulla schermata del computer, comparve la finestra di una pubblicità scritta a caratteri enormi e fiammeggianti, difficile da non notare.
Parlava di una fortunata estrazione che si sarebbe tenuta entro la cinque di quel pomeriggio a cui Marco era chiamato a partecipare. Premio in palio? Un ingresso valido per quattro persone a Disneyland Paris e pernottamento in hotel per due giorni.
“Mitico!” - quasi cadde dalla sedia Marco - “Un regalo per tutta la famiglia…E poi lo diceva anche l’oroscopo stamattina che era il giorno fortunato dell’Ariete!”. E senza pensarci due volte cliccò sull’icona lampeggiante.
Si aprì una nuova pagina in cui si chiedeva di inserire tutti i dati personali: Marco fu velocissimo alla tastiera. Il computer diceva di attendere qualche secondo e di sperare nella buona sorte. Ci vollero cinque attimi ed il verdetto fu chiarissimo: “Ciao Marco De Pitti, complimenti! Hai vinto un ingresso per quattro persone a Disneyland Paris e pernottamento in hotel valido per la settimana dal 1° luglio 2012 al 7 luglio 2012. Ora, per poter usufruire anche del nostro sconto ulteriore sul volo aereo, ti invitiamo ad inserire i codici della sua carta di credito…”.
A Marco non sembrò vero…Aveva appena fatto un regalo fantastico a se stesso e a tutta la sua famiglia! Scese dalla sedia, improvvisò un balletto alla Totti, urlò di gioia e poi decise di portare a termine per bene il tutto: per sua fortuna la carta di credito del padre era proprio lì, in salone, accanto al portapenne, dove ieri sera il papà aveva dimenticato il portafogli, e trovare i codici che gli venivano richiesti fu questione di un attimo.
Marco si sentì grande e questa sensazione gli provocò un piacere enorme.
Così, salvò tutte le informazioni necessarie e stampò la ricevuta della sua vittoria: erano le cinque ed ormai Luca lo stava di certo aspettando fuori dalla scuola calcio. Si preparò in un baleno: era una giornata troppo bella per litigare.
Ma a Luca non disse niente della questione, e neppure agli altri amici, ai suoi genitori, alle insegnanti, alla sorella maggiore.
Era il suo segreto e, la settimana successiva, il compleanno della mamma avrebbe offerto l’occasione ideale per parlarne!
Quando la sera tornò a casa, si avvicinò alla sua scrivania e si accorse di non aver spento il computer. Notò che una nuova mail personale lo attendeva: era il responsabile del concorso di Disneyland Paris che lo contattava.
“Oh, no! Ora mi dirà che c’è stato un errore…”- si rattristava Marco.
Al contrario, il signor Gregoris si complimentava con lui, si presentava parlando un po’ di sé, diceva di avere un figlio con lo stesso nome di Marco e della sua stessa età, e che alla lista di dati che già gli aveva fornito doveva ancora includere una sua fotografia personale.
Marco rispose subito alla mail e chiese se una foto al mare della scorsa estate andasse bene.
Il signor Gregoris concluse lo scambio di mail dicendogli che sarebbe andata benissimo e consigliando al bambino di tacere tutto ai genitori in modo da rendere la sorpresa ancora più fantastica.
Marco si addormentò pensando che quella era stata proprio la giornata più fortunata della sua vita e che quel Gregoris era un tipo mitico!
Il giorno dopo Marco ricevette una nuova mail da Gregoris: gli chiedeva un incontro fuori la sua scuola per potergli consegnare subito i biglietti gratuiti ed i buoni per l’hotel che non era riuscito a spedirgli per improvvisi problemi al computer e al fax. Tanto più che Gregoris abitava, guarda caso, proprio ad un centinaio di metri dalla scuola e, perciò, sarebbe stato molto più comodo per entrambi.
Il giorno dopo, Marco era proprio all’angolo che Gregoris gli aveva indicato ed aspettava di vederlo. Sarebbe stato facile riconoscerlo perché lui stesso gli aveva detto che avrebbe indossato una camicia rossa ed una giacca di velluto verde, di quelle che ormai quasi più nessuno indossa.
Quando Marco riconobbe una persona simile a quella descrizione arrivare da lontano rimase turbato: il Gregoris che si era raccontato su internet averebbe dovuto essere un giovane uomo sui trentacinque anni e con un figlio di 12 anni come lui, un uomo che amava lo sport, biondo e molto alto…Chi invece veniva verso di lui, pur con la camicia rossa e la giacca di velluto verde, era un anziano signore sulla settantina, pochi capelli e bianchi, basso e panciuto. Marco pensò subito: “Perché mi ha mentito?”. Ed il suo pensiero fu un tutt’uno con i suoi passi, veloci veloci, che lo ricondussero verso casa.
Marco alzò la cornetta e chiamò subito il padre al lavoro: “Papi, ti devo parlare…” E poi tutto, in questa storia, iniziò a sembrargli improvvisamente molto meno chiaro…
Quali sono gli errori che ha commesso Marco? Cercali tutti ed indica, invece, quale doveva essere il comportamento corretto da tenere?
PER APPROFONDIRE…
*LE REGOLE DELLA CAMPAGNA “NON CADERE NELLA RETE” 2011
La conferenza è stata l'occasione per presentare un decalogo per proteggere i minori quando navigano in rete, condiviso da Moige – Movimento Italiano Genitori, Symantec, Polizia Postale e delle Comunicazioni e www.ilfiltro.it.
COMUNICARE CON I FIGLI E CONDIVIDERE L’USO DEL COMPUTER
1. Educare a non fornire mai informazioni riservate. Spesso infatti i malintenzionati usano i bambini per riuscire a raccogliere informazioni private, come il loro nome, indirizzo, numero di telefono e le preferenze d’acquisto. Proteggere le password dei bambini usando parole generiche, assicurandosi inoltre che non usino nick name che rivelino delle informazioni personali, come il cognome, l’età o il sesso.
2. Educare i ragazzi a non parlare con gli sconosciuti, ad interrompere le conversazioni in cui vengono fatte domande imbarazzanti e a raccontare l’accaduto ad un adulto.
3. Non posizionare il computer nella stanza dei ragazzi, ma in una zona di passaggio così che il genitore possa controllare con frequenza e facilità le attività on line del figlio
4. Comunicare con i bambini, spiegando loro con chiarezza, ma senza terrorizzarli, quali sono i contenuti della rete per loro inappropriati e/o diseducativi, come siti ed email pornografici, incoraggiandoli a confidarsi quando incontrano testi o immagini che li mettono a disagio.
5. Conoscere le loro abitudini di navigazione, monitorando le attività svolte online, compresi instant messaging, download di musica e giochi online.
* DECALOGO “SAFER INTERNET DAY” 7 Febbraio 2012
1. Navigare è divertente, ma fai attenzione agli squali!
Dietro lo schermo del computer c’è un mare con tutte le sue meraviglie e i suoi pericoli... Uno squalo e un delfino si somigliano. Milioni di persone nel mondo navigano su Internet, bisogna imparare a distinguere gli squali dai delfini.
2. Fai attenzione, non sai chi c’è dietro lo schermo! In Internet non tutto è come sembra, tutti possono fingere di essere qualcun altro. Dietro lo schermo si possono trovare strani personaggi, sembrano veri e invece sono finti, sembrano grandi e invece sono piccoli.
3. Non dare MAI a nessuno la tua password, il tuo nome e la tua età. Di password ognuno sceglie la sua, va scritta su un quaderno segreto. Non si deve dirla in giro mai, mai e ancora mai.
4. Fai molta attenzione quando chatti. È bello parlare con gli amici, e chattare è ancora più bello perché è una specie di magia: parli con gli amici anche quando sono lontani. Ma non si chatta con chiunque, fa’ attenzione, non sbagliare!
5. Non dare MAI a nessuno l’indirizzo di casa! L’indirizzo di casa è tuo e lo sai soltanto tu, l’indirizzo Internet è di tutti e spesso comincia con www.
6. Non mandare la tua foto a nessuno! E neanche quella di qualcun altro. Le foto sono nostre, le mostriamo agli amici, alle persone a cui teniamo, per questo non dobbiamo mandarle ovunque, anche se è facilissimo.
7. Non accettare incontri con gli sconosciuti senza dirlo ai tuoi genitori! Se arriva un invito da qualcuno che non si conosce, anche se dice di conoscerci ed è gentile, meglio dirlo a mamma e papà.
8. Non credere a tutto ciò che la gente ti dice! su Internet non bisogna farsi attrarre dalle belle parole e dai colori. Quelle che sembrano farfalle sgargianti e leggere possono essere dei bruchi...
9. Non rispondere MAI alle e-mail che ti turbano! Se un messaggio ti disturba non c’è dubbio, lascia stare. Alle email non si risponde, se non sai con chi hai a che fare.
10. Se un’immagine ti turba, chiudi il sito e parlane con i tuoi genitori! Non sottovalutare la capacità innata dei bambini di sentire che "qualcosa non va", se un'immagine non la capisci o ti lascia un po' confuso o agitato, parlane con mamma e papà.
STORYTELLING
*
IL RACCONTASTORIE
E’ molto interessante notare come una parola così moderna, così di moda, non a caso “importata”, come “Storytelling”, affondi le sue origini più profonde, invece, in una realtà antichissima, precedente persino a quella del teatro : è la cultura greca degli aedi, dal significato etimologico del termine “oidòs”, i cantori professionisti che narravano gesta epiche, diventando unico tramite tra il mondo della cultura e quello di un pubblico quasi analfabeta.
Rappresentato solitamente cieco, l’aedo non aveva bisogno di vedere le cose, tale era il suo rapporto con il mondo divino che lo ispirava, ben aldilà delle esperienze meramente sensibili che lo avrebbero poi solo distratto dal suo compito di rendere eterna la memoria di un popolo.
L’aedo, o il rapsodo, non aveva un testo scritto a cui far riferimento: la sua era una performance di racconto solo orale, supportata nella memorizzazione da un canovaccio fisso di formulari ripetuti, ma che lasciava comunque molto spazio alla sua creatività personale e alla sua capacità immaginativa, nonché ad una enorme capacità di modellamento, contaminazione e flessibilità del racconto.
Ciò ha portato talvolta a vere e proprie “storie dentro le storie” che l’esperto narratore finiva per creare con le sue naturali integrazioni ai racconti, con il suo modo di enfatizzarne alcuni aspetti, con il colore della sua voce, i suoi tempi e le sue pause.
Purtroppo, dato il carattere solo orale di queste produzioni, siamo integralmente a conoscenza di pochissime di queste.
La tradizione dell’aedo prosegue con il menestrello medioevale, l’artista di corte itinerante, importante strumento della vita sociale poiché incaricato dell’intrattenimento della vita di castello.
Egli narrava in qualità di musicista e cantastorie errante, raramente era un vero poeta che recitava i suoi stessi componimenti (ruolo creativo questo invece attribuito al trovatore), molto spesso a metà tra il semplice giullare ed il giocoliere.
Insomma, dall’Antica Grecia alla Francia provenzale, ai “cuntastorie”siciliani e a similari tradizioni persino nel mondo islamico, africano ed indiano, sembra che l’esigenza del racconto orale si sia diffusa in tutto il mondo: è l’ancestrale nostalgia melanconica dell’ascolto.
L’oralità, aldilà del suo valore meramente giuridico, è proprio quell’arte del narrare, non importa si tratti di favole, canzoni, imprese epiche o proverbi.
In società antiche nelle quali anzianità era ancora sinonimo di saggezza, ed ancora oggi in molte comunità primitive come in Africa, in cui la morte di un vecchio della tribù veniva paragonato ad un’intera biblioteca in fiamme, l’oralità serviva proprio a tramandare il passato da bocca ad orecchio, a tessere la memoria con il lavoro della voce, cioè con la parola, spaziando dai grandi avvenimenti dell’esistenza, quali nascita e morte, alle più significative emozioni, quali amore ed odio.
In questo modo dai tempi più antichi ad oggi, di generazione in generazione, dagli antichi aedi o rapsodi ai menestrelli, dai trovatori, ai cantastorie fino alle migliaia di madri che si sono anch’esse dilettate in mirabolanti racconti della buonanotte per i loro pargoletti, si sono tramandate storie eterne che hanno saputo insegnare, in chi le ascoltava, l’amore per la lettura, creando un potenziale esercito di buoni lettori e, di conseguenza, anche di abili affabulatori.
Oggi come allora caratteristiche importanti di ogni raccontastorie, tanto quanto il contenuto che si trova a narrare, sono gli stimoli visivi, tattili, uditivi da lui forniti, il ritmo e la velocità della sua lettura, il suo peculiare tono di voce, la sua pronuncia, il suo contatto oculare, la sua gestualità, ed in generale la sua prossemica.
D’altra parte, non sono aspetti da sottovalutare per un raccontastorie neppure la sua capacità di tenere desto e curioso il suo pubblico, di sapere ascoltare e leggere le sue risposte emotive e talvolta anticiparle, di stimolare in esso un reale desiderio di condividere e partecipare empaticamente al racconto.
Questo perché, chiaramente, la lettura fine a se stessa, senza coinvolgimento dell’uditorio, porta al fallimento dell’avventura stessa dello storytelling.
Lo storyteller non ha palcoscenico, luci o trucco particolare, non ha neppure altri attori con sé a fare da spalla: è egli stesso a diventare man mano tutti i personaggi che racconta e che dona al suo pubblico sorpreso.
A scuola come in famiglia, allora, lo storytelling dovrebbe diventare una piacevole quotidianità, un angolo dell’ascolto prezioso da proteggere gelosamente, che ha il suo valore aggiunto proprio nella ripetizione, come spesso accade quando ci si rapporta con i bambini.
D’altra parte questo vale anche per la nostra esperienza quotidiana: non passa un attimo dal nostro risveglio in cui non proferiamo ed udiamo parole, sebbene oggi, rispetto al passato, la nostra sia più una individuale ricezione fredda e passiva che un reale ascolto partecipato e collettivo.
Ciò che resta, invece, proprio oggi di quel tesoro prezioso dello storytelling è il racconto della fiaba che, non è un caso, deriva dal termine latino “fari”, dire: qui il richiamo è ancora fedelmente quello dell’aedo greco del IV secolo a.c. che ha un canovaccio ed un formulario più o meno fisso (a partire proprio dall’espressione magica iniziale “C’era una volta…”/”Once upon a time…) ma libertà assoluta di raccontare e riraccontare in modo sempre diverso la stessa storia, aiutandosi con timbrica e prossemica.
Il valore dell’ascolto della fiaba da parte dei bambini è indiscusso, dal punto di vista pedagogico, morale, oltre che creativo ed affettivo, nei termini di una condivisione empatica con l’adulto che narra.
Allo stesso modo, lo storytelling diventa uno strumento realmente proficuo anche nella didattica scolastica, aldilà del semplice uso ludico.
Ciò nel momento in cui lo storytelling sviluppa le abilità di ascolto ed apprendimento in modo globale, attraverso un uso contaminato di tutti i codici comunicativi.
Nello specifico dell’insegnamento/apprendimento della lingua straniera, lo storytelling svolge una duplice funzione perché espone gli allievi a stimoli linguistici globali ed avvicina i bambini alla lingua scritta, con l’abilità di lettura di testi.
E questo specialmente in una scuola che nasce ovviamente programmata per chi conosce già la lingua italiana e per chi si accinge a volerla perfezionare, certo non per innescare ab origine il suo iniziale processo di acquisizione con una nuova lingua straniera.
Lo storytelling, con l’ascolto guidato e le connesse relazioni dialogiche, rimuove l’ostacolo, riconoscendo l’importanza dell’accostarsi ai soli suoni all’inizio, e solo dopo connettendovi parole e significati.
Lo storytelling, allora, per tornare un po’ bambini, per riacquistare un po’ del loro prodigioso entusiasmo e della loro prolifica curiosità.
di Valentina Ghilardi
"L'aceto inacidisce, la camomilla rende amari...e lo zucchero di canna e le cose
dello stesso tipo rendono i bambini amabili e gentili. I grandi dovrebbero
saperlo: non starebbero più a lesinarci i dolci"”
(da "Alice nel Paese delle Meraviglie"L. Carroll)

Le lingue di STREGATTO
Ingredienti per 6 persone:
- 100 g farina “00”
- 100 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
- 100 g zucchero a velo
- 4 albumi
- 1 bustina vanillina
Preparazione:
Riscaldate il forno a 200°. Preparate una teglia da forno: imburratela e infarinatela o, se preferite, imburratela e foderatela con la carta da forno.
In una terrina incorporate lo zucchero al burro, lavorandolo con un mestolo in legno fino ad ottenere un composto spumoso.
Unite poi gradatamente la farina setacciata e la vanillina.
Quando avrete ben amalgamato gli ingredienti, aggiungete un albume alla volta.
Mettete l’impasto in una tasca da pasticcere con bocchetta liscia e formate sulla placca delle striscioline sottili di circa 5-6 cm. Infornate nel forno caldo.
Sfornatele dopo 7-8 minuti e quando i bordi cominciano a colorirsi.
Staccatele con una spatola e fatele raffreddare bene su un piano prima di servire.
Nota bene: non preoccupatevi se tra i bambini questi biscotti scompaiono molto in fretta...
Troverete le altre ricette ispirate ad Alice nel Paese delle Meravigle in "A merenda con le favole"
LA PASTICCERIA ZITTI

E’ sorprendente quante parole inutili e spesso ipocrite abbiano gli adulti, chiusi nel loro guscio di sostanziale indifferenza… possibile che non ci sia alcuna soluzione?
L’ultimo libro della scrittrice Rosa Tiziana Bruno ci racconta la diversità, ma anche l’importanza del silenzio. L’importanza di fermarsi ad ascoltare gli altri, i suoni, le voci, la natura.
Ci racconta le straordinarie proprietà del cibo come forma di comunicazione. Perché la comprensione profonda non sempre ha bisogno delle parole per esistere…
Una fiaba senza tempo, per tutte le età. Un racconto che può essere d’aiuto anche per i bambini dislessici o per affrontare con serenità il tema dell’autismo… e per tutti coloro che cercano il modo giusto per comunicare emozioni, idee e sentimenti.
“In una città dove la gente è sempre indaffarata e di corsa, c’è un luogo dove si trova riparo dal mal tempo e da qualsiasi tempesta dell’umore:
la pasticceria Zitti
Il signor Zitti, pasticciere d’eccezione, conosce un segreto che mescola, ogni volta, insieme agli altri ingredienti…”
Troverete altre informazioni dell''autrice nel sito www.rosatizianabruno.com
Concorso letterario " Un amore di merenda"
RISULTATI DEL CONCORSO “UN AMORE DI MERENDA”
Nel ringraziare tutti gli autori per la partecipazione, pubblichiamo gli esiti del Concorso “UN AMORE DI MERENDA”
Opera prima classificata: "Pizza a merenda" - Renata Di Sano
Opera seconda classificata: "Il ladro di merende" - Mirko Bertoncini
Opera terza classificata: "Pane e pomodoro, esse e cuscus seffa" - Maria Rosaria Fonso
Opere segnalate dalla Giuria:
"La buriana" - Valentina Giuliani
"Un amore di merenda: la città dei conigli" - Luca Bollentini
"Merenda di parole" - Rita Mazzon
"Il bicchierino" - Giuseppina Dimitrio
"Una merenda da favola" - Umberto Forlini
"Il soldatino panpepato" - Tiziana Compagnoni
Opere selezionate per la pubblicazione:
"'A merenda" - Maria Rosa Amich
"Le merende con Gianni Morandi" - Marina Cozzolino
"Merenda incantata" - Loredana Corsello
"Il cappellino di paglia" - Marinella Maltagliati
"Una merenda d'amore" - Massimiliano Campo
"Formaggio senza pane" - Cristiana Loddo
"Merenda d'estate" - Niva Ragazzi
"Un giallo a merenda" - Gabriella Maria Felicita Capra
"I paladini della torta" - Jessica Rocca
"La squiccia" - Elena Repetti
"Il falò" - Elisabetta Morandi
"La merenda dei grandi" - Nello Panico
"Il tovagliolo della nostalgia" - Jlenia Sanfilippo
"Ladri di cioccolato" - Giovanna Miriam Ravani
"La festa di compleanno" - Alessandro Fort
Composizione della giuria :
per “Associazione Progetto e materia” : Chiara Abrardi, Monica Ramazzina, Livia Vittori;
per sito web “Favole a merenda” : Rosa Tiziana Bruno, Serena Gaudino, Monica Regis;
per associazione “Pignoletto Rosso” : Patrizia Zanin;
per fattoria didattica “Orto La Braja”: Elena Alfieri.
Gli autori saranno contattati via e-mail per le comunicazioni riguardanti la cerimonia di premiazione.
LEGGI QUI I RACCONTI PREMIATI DEL CONCORSO "UN AMORE DI MERENDA"
Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.
Se i libri fossero frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.
Se un libro fosse di burro e panna,
lo leggerei prima della nanna.
Tratto da “Se i libri fossero” di R. Piumini

Favole a merenda ti invita a partecipare al
Concorso letterario a partecipazione gratuita
“ UN AMORE DI MERENDA”
in collaborazione con
Associazione artistico culturale Progetto e Materia
Associazione Pignoletto Rosso di Banchette,
Fattoria Didattica Elena Alfieri,
Qui il BANDO
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