A merenda con le favole

Il cibo nelle fiabe

Le fiabe ci raccontano di bambini adescati da perfide streghe armate di casette zuccherose, di saporiti omini di panpepato e di lecca lecca giganti. E poi raccontano di bambine avventurose vestite di rosso che si inoltrano nel bosco con un cestino pieno di leccornie per la nonna e altre così affamate di nuove scoperte da ingurgitare pasticcini e bon bon ignare delle conseguenze, come la piccola Alice.

Il cibo vissuto come scoperta, manifestazione d’affetto, avventura, o inganno riveste in molti casi una funzione magica: grazie a esso si realizzano desideri, si superano ostacoli; da una semplice mela a un lauto pranzo, attraverso il cibo si esplora il mondo dei contadini, quello dei re e delle regine, di popolazioni intere, papi, maghi, giganti, che mangiano e macinano di tutto: credenze racconti e leggende che i cantastorie riempiono di ogni ben di Dio. Entrare nelle storie significa assaporarne ogni angolo. Ed è quel che faremo: entreremo nelle fiabe per assaggiarle, gustarle e cercarne i sapori, gli odori e per proporvi una MERENDA DA FAVOLA.

Dalle letture di approfondimento sul tema cibo alle fiabe e alle ricette più gustose da offrire per merenda a tutti i bambinistorie da gustare, magari, raccontando come sono nate , chi le ha per primo pasticciate…


 

 

Alice e il cibo delle meraviglie


Nel corso del racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie, la protagonista sperimenta l’imprevisto talmente tanto spesso da abituarsi quasi ad esso: è quanto succede, ad esempio, con le costanti modifiche del suo aspetto fisico, vero leit motiv di un personaggio che subisce frequenti rimpicciolimenti ed ingrandimenti attraverso cibi e bevande dalle inusuali proprietà magiche.

Sin dalle prime pagine del testo, infatti, incontriamo Alice, che beve tutto d’un fiato da una bottiglietta su cui è scritto “Bevimi” (sebbene dopo essersi assicurata che non si tratta di veleno) e diventa piccina, poi mangia un biscotto dall’invitante suggerimento “Mangiami” e diventa enorme; quindi, di nuovo beve e diventa tanto minuta da poter passare dal buco della serratura della porta che la introduce nel Paese delle Meraviglie.

Nella casa del Bianconiglio, poi, Alice trova una scatola di biscotti su cui è scritto “Serviti”, e, ormai attendendo conseguenze certo interessanti sul suo corpo, ne mangia e diventa gigantesca, ma, grazie ad una carota, torna piccola come un fiore.

L’incontro con il Brucaliffo ed i suoi interrogativi “Chi essere tu?” la costringono a prendere coscienza di se stessa e della sua piccolezza, e le suggeriscono di utilizzare il fungo magico per ritrovare le sue giuste proporzioni.

Eppure Alice è sempre disposta ad accettare di buon grado le novità, senza chiusure mentali ed affermando sempre una nuova individualità.

Alice, la protagonista assoluta del racconto di Carroll, non somiglia ai bambini angelici, spesso malaticci e poco vitali presentati dalla letteratura vittoriana, a quella loro magrezza patologica; è invece una bambina sveglia e vitale, in carne e robusta perché sana in corpo e pensiero, di grande spirito d’iniziativa e curiosa, che non si lascia maltrattare né sottomettere, neppure se a farlo è la Regina di Cuori, che si spaventa e piange ma che da ogni crisi sa risollevarsi, libera e mai ovvia.

Non è un caso se per personalità come Lecercle, Alice è la prima autentica “Bambina” della letteratura e tutte le altre discendono da lei, golosa ed affamata della vita che la circonda, tanto golosa ed affamata da ingurgitare pasticcini e bon bon fino a pagarne le dure conseguenze, tanto ansiosa di scoprire novità da augurarsi, poco prima del processo istituito nella parte finale del racconto contro di lei, che tutto finisca presto e che si arrivi quanto prima all’aula rinfreschi.

Anche in tema di cibo, la molla è, come sempre, la proverbiale curiosità di Alice.

In Alice il tema del Tempo, che passa inesorabile e che rende più vecchi, è strettamente legato quello del Cibo, inteso proprio come momento di crescita ( nei termini di alto-basso, lungo-corto…), del diventare adulto, spesso inteso, perciò, in un’accezione negativa del termine, come “perdita di innocenza”; l’esempio più emblematico di ciò è fornito dal maialino che indica proprio l’ingordigia, il ghiotto che non sa frenare i propri appetiti, dal topo, l’animale impuro delle fogne oscure, divoratore di spazzatura che trascorre la sua esistenza rodendo la propria coscienza, ai bordi della sfera della società civile, o dalla storia delle piccole ostriche raggirate da affamati imbonitori quali il Tricheco e il Carpentiere, l’uno grasso grasso e l’altro magro magro secondo il classico schema spesso presente nel racconto della dicotomia degli opposti uguali ma diversi.

Il Cibo è per Alice sempre elemento magico mai reale nutrimento e, come fonte di accrescimento, è sempre visto negativamente dalla particolare prospettiva dell’ autore: il cibo, infatti, è il mezzo che permette al bambino, più di chiunque altro, di crescere in modo evidente e, perciò, lo conduce inesorabilmente alla tanto odiata età adulta, dal particolare punto di vista di Carroll.

Il mondo del cibo è talmente presente nelle opere di Carroll da far parlare di una sua vera e propria ossessione astiosa.

Molte letture psicanalitiche si sono proposte di rintracciare la fonte di tale morboso interesse dell’autore: rinunciando, però, a letture retrospettive circa una presunta penuria di cibo durante l’infanzia di Carroll che viveva in una famiglia sì numerosa ma di rango alto borghese, si è invece optato per un utilizzo volontario del tema del cibo da parte dell’autore in funzione della sua importanza nell’immaginario fanciullesco.

Eppure, come sempre, anche il cibo nel Paese delle Meraviglie è molto diverso da quello usuale dal momento che non ha valore nutrizionale ma si veste di nuove funzionalità soprattutto nella definizione caratteriale dei personaggi: non è rassicurante, né nutriente, non serve alla sopravvivenza dei protagonisti ma spesso li conduce verso dolori e sofferenze.

Lewis Carroll, allora, come precursore dei moderni sostenitori dell’anoressia, creatore di un mondo virtuale e terribilmente pericoloso in cui poter controllare il proprio corpo a piacimento attraverso un fungo magico dagli effetti deleteri?

In realtà, credo non si tratti di una vera demonizzazione del cibo ma di una paradossale vicinanza al pensiero dei bambini che non vedono nel cibo alcuna pretesa nutrizionale: il cibo è buono o è cattivo ( e se è buono…non si bada alle eventuali conseguenze negative e…quanti mal di pancia!), non fa bene o male.

Perciò, anche il cibo, prima in Alice nel Paese delle Meraviglie e poi in Attraverso lo Specchio, finisce per seguire logiche insensate e caotiche in cui non vi è una chiara distinzione tra chi mangia e chi è mangiato con l’umanizzazione di cibi, animali ed oggetti, tanto che persino Alice si ritrova così a praticare atti di divertente cannibalismo.

Allo stesso modo, se tutto può essere mangiato se tutto è cibo, significa che ci si può anche facilmente trasformare in cibo.

Basta infatti entrare in contatto con qualcosa di commestibile per diventarlo a sua volta, come nel caso del Ghiro inzuppato dalla Lepre Marzolina e dal Cappellaio Matto nella teiera dopo essere stato colpito sul naso da una goccia di tè durante il loro folle ricevimento tra burro spalmato sugli orologi con il coltello del pane, tazzine di tè mai bevute ed interrogativi insensati (“…Vedo quello che mangio o mangio quello che vedo?...”).

Eppure, nonostante il cibo sia spesso presente nel racconto, comprese le parentesi minori della storia, dalla zuppa di finta tartaruga alla quadriglia delle aragoste, difficilmente se ne può godere.

Talvolta viene offerto, come con il vino della Lepre marzolina, altre volte è servito, come il pudding del banchetto finale, ma comunque raramente riesce ad essere consumato e quando ciò, invece, accade, le conseguenze sono terribili: dagli incontrollabili mutamenti fisici di Alice dopo biscotti o caramelle, ai sensi di colpa del Tricheco dopo la scorpacciata di ostriche, fino alla morte del Fante di Cuori colpevole di aver rubato le tartine della Regina.

Il cibo, quindi, in Alice non è mai un dettaglio frettoloso, una parentesi tra un’avventura e l’altra: è un’avventura in sé.

Il cibo diventa, a seconda dei casi, gratificante e minaccioso, piacevole o cannibalesco.

E’ proprio il cibo così come inteso dai bambini: non il mezzo che permette di crescere lentamente per diventare noiosi come tutti gli adulti, ma lo strumento che conduce ad una trasformazione magica ed istantanea del proprio corpo…proprio come accade ad Alice.

 

 

 

di Valentina Ghilardi,

tratto dalla propria tesi di laurea “Sogno/realtà, senso/nonsense: la fortuna di Alice nel tempo”,

(cattedra di Lingua, Cultura e istituzioni dei Paesi di Lingua Inglese),

Università degli Studi Roma Tre, dicembre 2010.



 

 



 

 

   

Le ricette di Alice


(…)Questo libro grazioso e divertente dovrebbe diventare un gran favorito dei bambini. Possiede questo vantaggio, che non ha morale, e che non insegna nulla. E’ di fatto, puro zucchero dappertutto, ed è privo di qualsiasi traccia di quel fondamento amaro che alcuni immaginano dovrebbe trovarsi in fondo a tutti i libri per bambini(…)”


(L. Carroll)

 

 

Le lingue di STREGATTO


Ingredienti per 6 persone:


- 100 g farina “00”


- 100 g burro ammorbidito a temperatura ambiente


- 100 g zucchero a velo


- 4 albumi


- 1 bustina vanillina


Preparazione:


Riscaldate il forno a 200°. Preparate una teglia da forno: imburratela e infarinatela o, se preferite, imburratela e foderatela con la carta da forno.


In una terrina incorporate lo
zucchero al burro, lavorandolo con un mestolo in legno fino ad ottenere un composto spumoso.


Unite poi gradatamente la
farina setacciata e la vanillina.


Quando avrete ben amalgamato gli ingredienti, aggiungete un
albume alla volta.
Mettete l’impasto in una
tasca da pasticcere con bocchetta liscia e formate sulla placca delle striscioline sottili di circa 5-6 cm. Infornate nel forno caldo.


Sfornatele dopo
7-8 minuti e quando i bordi cominciano a colorirsi.
Staccatele con una spatola e fatele raffreddare bene su un piano prima di servire.

 

Nota bene: non preoccupatevi se tra i bambini questi biscotti scompaiono    molto in fretta...

 

 

La torta del BIANCONIGLIO


Ingredienti per 6 persone:


- 3 uova


- 200 gr di zucchero


- 100 gr di farina


- 400 gr di carote


- 200 gr di mandorle tritate


- un cucchiaino di lievito


Preparazione:

Lavorate i tuorli d'uovo con lo zucchero, se necessario aggiungete un po' di latte o panna.


Unite le carote e le mandorle tritate finemente, la farina setacciata ed il lievito.


Montate a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale e incorporateli delicatamente al composto.


Imburrate ed infarinate una teglia, versateci il composto ed infornate a 180° per circa 45 minuti.

 

Nota bene:  sappiate che per mangiare questa gustosa torta non è mai troppo tardi...

 

 

 


I “MANGIAMI” alla banana


Ingredienti per 6 persone:


- 1190 g di Farina

- 5 5 g bicarbonato

- 5 5 g lievito per dolci


- 11/2 cucchiaino di sale

- 3 3 banane schiacciate


- 1150 g di zucchero


- 1 1 uovo sbattuto


- 775 g di burro sciolto


- 775 g di zucchero di canna


- 115 g di farina


- uun pizzico di cannella


- 115 g di burro



P  Preeparazione:


In una ciotola versate la farina, il lievito, il sale e il bicarbonato, mescolate bene in modo da miscelare tutti gli ingredienti.


Sbucciate le banane e togliete tutti i filini laterali, poi in un’altra ciotola schiacciatele bene con la forchetta, unite lo zucchero, il burro fuso e l’uovo, mescolate fino ad avere un composto omogeneo ma in cui si sentano i pezzi delle banane.

Mettete i pirrottini nella teglia dei muffins o nelle formine di alluminio del supermercato, e versate dentro un cucchiaio abbondante di composto.


In una tazza mescolate la cannella, lo zucchero di canna, due cucchiai di farina e un cucchiaio di burro, mescolate bene e poi versatene due cucchiaini in ogni pirottino, sopra il composto per i muffins che avete fatto prima.


Mettete in forno preriscaldato a 220°C per circa 20-25 minuti.


Spolverate con
zucchero a velo e servite.