Il sogno, il magico,il fantastico
Prendere in mano carta e penna per scrivere una fiaba ai propri nipotini o ai propri figli è davvero un momento magico. Che si attinga alla fantasia o che si raccontino storie tramandate, il pensiero, il gesto e la lenta realizzazione del racconto hanno un valore inestimabile. Con l'intento di raccogliere storie fantasiose sul tema dell'incontro tra i nonni e i bambini, si è svolto nel 2009 il concorso di fiabe “Il sogno, il magico,il fantastico. I nonni accompagnano i nipoti nel mondo delle fiabe”, organizzato da OIC onlus, ecco il link
http://community.oiconlus.it/concorsofiabe/ . Il libro edito da Cleup ci è stato inviato da un visitatore del nostro sito. Abbiamo scelto due fiabe che vi pubblichiamo di seguito e buona lettura.

Il re distratto
C’era una volta un re distratto. Di giorno si vestiva da sera e la sera da mattina. Tutte quisquilie per voi e per me, ma non per un re che ha un certo decoro da mantenere e delle regole da rispettare. A volte appoggiava la corona dove gli capitava - perché le corone sono fatte di oro massiccio, e a portarle in testa tutto il giorno ci si stufa parecchio - e poi non sapeva più dove l’aveva messa. Tutta la corte allora doveva mobilitarsi alla ricerca della corona, che veniva puntualmente ritrovata nei posti più strani: nella doccia, dentro il frigorifero… A volte le distrazioni del re erano innocue - come i calzini spaiati - ma certe altre si sfiorava l’incidente diplomatico. Come quella volta che il re si dimenticò di avere un impegno ufficiale e se ne andò tranquillamente a pescare. O come quell’altra volta che pestò lo strascico della regina Ruspona e la mandò a gambe all’aria - e la vista dei mutandoni della regina non fu propriamente uno spettacolo regale… Questi incidenti preoccupavano non poco la corte, che un bel giorno decise che era arrivato il momento di risolvere il problema del re. A questo scopo venne diffuso un bando per riunire i più grandi maghi del pianeta: chi fosse riuscito a risolvere il difetto del re avrebbe ricevuto in cambio una favolosa ricompensa. Dopo una settimana esatta dall’emissione del bando la corte era già invasa da uno stuolo di maghi. I consiglieri del re, tramite attente selezioni, ne scelsero alla fine solo tre. Il giorno dopo il re incontrò di persona il primo mago, che gli disse:- Vostra Grazia, ho un rimedio antichissimo della mia regione, che tramandiamo nel mio paese da generazioni. Lei non deve fare altro che fare un nodo al Suo regale fazzoletto ogni volta che dovrà ricordarsi di un impegno: quando vedrà il nodo, si ricorderà dell’impegno. Il re, non molto convinto, accettò:- E sia il fazzoletto. Dopo cinque minuti, però, il fazzoletto l’aveva già perso, e così il re si mise a fare nodi dappertutto: alle tende, alle tovaglie, persino alla barba dei poveri consiglieri… Dopo qualche ora la corte era tutto un groviglio! Ai consiglieri del re non restò altro che decretare fallito l’esperimento e chiamare il secondo mago. Il secondo mago si presentò dal re e disse:- Sua Maestà, il Suo è sicuramente un problema di alimentazione. Le propongo di seguire per un certo periodo la dieta del baccalà, un alimento ricco di fosforo che l’aiuterà sicuramente ad essere meno distratto. Questa volta il re, che era un goloso di baccalà, era già più contento e rispose al mago:- E sia il baccalà! La dieta era molto rigorosa: alla mattina pane, burro e baccalà, a mezzogiorno baccalà e alla sera pure. Dopo i primi entusiasmi, la monotonia di questa dieta cominciò a stancare il re, che non solo continuava a dimenticare le cose come prima, ma in più aveva un alito talmente fetente che i consiglieri non riuscivano a stare due minuti con lui senza correre ad aprire una finestra. Così la corte decretò fallito anche questo tentativo e interpellò l’ultimo mago. Il terzo mago si presentò davanti al re con un imbuto in mano:- Vostra Regale Altezza, ho un metodo infallibile, sperimentato con successo in molti casi simili al vostro. Con questo imbuto riempirò le Sue regali orecchie di sale. Vedrà che con un po’ più di sale in testa sarà sicuramente meno distratto. Il re, un po’ perplesso ma ancora speranzoso, si sottopose alla cura. Purtroppo per il re, però, questa cura non era adatta alla sua salute, perché il re soffriva da tempo di pressione alta- e si sa che il sale e la pressione non vanno d’accordo. E così la cura fu interrotta senza avere nemmeno il tempo di capire se fosse efficace o meno. Il re, afflitto e sconsolato, se ne andò fuori dal castello per fare una passeggiata solitaria e rimuginare sui suoi guai. Cammina cammina si inoltrò nel Regno vicino al suo, con cui era in guerra da quando era nato. Il re era talmente immerso nei suoi pensieri che si scordò di essere in guerra con quel paese, e quando incontrò il re suo nemico gli augurò distrattamente il buongiorno. Figurarsi la sorpresa di questo re che non solo si trovava di fronte il suo avversario più temibile, ma lo salutava pure come se niente fosse! Colpito da questo fatto straordinario, il re nemico lo interpretò come un tentativo di riconciliazione e lo accolse benevolmente. Allora i due regni si riappacificarono con grandi feste: forse la distrazione del re aveva contagiato il suo popolo o forse era passato talmente tanto tempo dall’inizio della guerra che nessuno si ricordava più il motivo di tanto odio. Fu così che anche il popolo del re distratto si scoprì un po’ distratto. E ne fu contento.
Fedora Peruzzo Chemello
Ci sono nuvole e nuvole
Era passata poco più di un’ora dal pranzo, e Mati, scivolando come un gatto e con un eccellente coordinamento da ginnasta - incredibile, dicevano i suoi, per soli 4 anni - perlustrava la casa.
Di sopra la mamma procedeva col solito tichetè-tachetè al computer. Chissà che divertimento provava, tante ore curva su una tastiera che non faceva mai musica, solo tichetè-tachetè. Il papà era al lavoro, non rientrava mai a pranzo.
La sorellina Zara dormiva beata nel lettino: stava -come al solito- con le ginocchia verso la pancia, il sederino in alto, il tronco allungato e le braccia in avanti. La mamma diceva sorridendo “Ma che razza di bambine abbiamo fatto, una sembra una stella marina, l’altra una piccola musulmana”. - In effetti, Mati dormiva sempre con i quattro arti distesi al massimo, tutta spalancata sulla pancia o sulla schiena. Per lei era davvero un mistero come Zara potesse respirare così rannicchiata.
Mati cercò la nonna, che si trovava in giardino su una sdraio con in testa un vecchio cappello di paglia, persino bucato qua e là, ma che a lei stava bene. La nonna leggeva, come sempre. Santa patata, quanto leggeva questa nonna! - Ma Mati l’amava moltissimo, anche se usava strane espressioni. Certe cose, diceva la nonna che era straniera, di lingua madre inglese, non si possono concepire in italiano: ed una di queste era quality time.
Quality time voleva dire che la nonna smetteva di leggere o scaricare la lavastoviglie, o qualsiasi altra attività, e stava interamente con lei sola, con Mati. In quality time si poteva andare lungo l’argine, l’una sul triciclo e l’altra camminando allegramente, annusare fiori e cespugli, stare sdraiate sull’erba e inventare animali e fantasmi sulle nuvole. Se il tempo era cattivo, si poteva stare sotto braccio alla nonna e “leggere”: Mati adorava seguire la nonna su un libro chiamato Mother Goose (Mamma Oca): più che storielle erano brevi filastrocche in rima, che quasi sembravano canzoncine
Hickory dickory dock
The mouse ran up the clock
The clock struck one
The mouse fell down
Hickory dickory dock
La copertina faceva vedere un enorme orologio a pendolo (la nonna a fatica aveva spiegato a Mati le ore e le lancette) e un topolino stecchito a terra. Questa filastrocca faceva ridere Mati, perché ogni tanto in garage la mamma scopriva un topolino di campagna e si metteva a gridare a squarciagola : Amooore, vieni qui! Ammazzalo, è orrendo. Amooore, aiutami!, mentre Mati che aveva incontrato topolini in giardino o nei campi li trovava semplicemente adorabili.
Ma la cosa più bella del quality time era che Mati poteva chiedere tutto, ma proprio tutto, alla nonna straniera e lei non diceva mai: Ma che domande! o Sei ancora troppo piccola per chiedere certe cose! - Questa nonna cercava sempre una risposta adeguata alla sua grande curiosità e alla sua poca età. - Così Mati un giorno si avvicinò alla nonna, che un po’ leggeva e un po’ pisolava, e chiese se questo era il momento buono per un po’ di quality time. Ma certo, sorrise la nonna.
Cos’è l’adossione? - Adozione, tesoro. Perché me lo chiedi? - Perché ogni tanto lo sento dire in cucina, mentre la mamma prepara la pasta e papà la bacia sul collo, oppure nella loro camera da letto quando pensano che io e Zara si sia addormentate. E allora, è una cosa brutta o bella? E perché ne parlano sempre sottovoce?
La nonna allora le spiegò che in molti parti del mondo ci sono tanti bambini senza genitori, a causa delle guerre o delle malattie. - (Mati ricordava quanto spesso si vedevano in tv bambini africani con le pance gonfie e le mosche sugli occhi, e come papà cambiasse bruscamente canale, dicendo “Non sono cose per te, tesoro”) - Ma per fortuna ci sono anche tante coppie di sposi che hanno una bella casa e tanto, tanto amore tra loro, che sembra uscire come una nuvola dalle finestre e da sotto la porta. E vogliono veramente un bambino da amare e da crescere…
La faccenda dell’amore in forma di nuvole piaceva molto a Mati, così rimase un po’ concentrata, poi sospirò come se avesse compiuto un’operazione di aritmetica, e domandò: Ma allora, nonna, ci sarebbero qui le case per quei poveri bambini senza papà e senza mamma? Perché non li mettono in quelle con tutto l’amore che esce dalle finestre e da sotto le porte?
Sì, tesoro, si fa anche se non ce ne sono mai abbastanza. Ma si trova sempre brava gente che aiuta le coppie che desiderano essere genitori ad accogliere i bambini che hanno tanto bisogno di una vera famiglia. E proprio questo si chiama “adozione”.
Mati, soddisfatta per la risposta, si buttò sul petto della nonna, tirò su le gambe e cominciò a sognare… se la mamma e il papà parlavano così sottovoce significava che ci voleva tempo, non era il caso di dirlo ne’ a lei ne’ tanto meno alla piccola Zara. Ma come avrebbero fatto? Lei e Zara avevano già assieme la camera blu, forse lo studio verde di papà andrebbe al nuovo bambino? O lui per i primi tempi sarebbe stato - come era capitato a loro stesse quando erano piccole, piccole - nell’attico grande con mamma e papà? - Quanti pensieri!
Intanto la nonna le strofinava la schiena ritmicamente, proprio lungo la colonna dove le piaceva di più. Nonna? - Sì, tesoro - Posso dire a papà che adesso so che cos’è l’adozione? - Perché no? Anche lui è stato accolto in una casa da dove le nuvole di amore uscivano da tutte le parti.
Suzanna Cole Luxardo
Dal mondo delle fiabe...