Le interviste
Un pomeriggio con Stefano Faravelli
L’entrata da un portoncino rosso preannuncia un luogo insolito, una scala a salire ci introduce in uno scrigno che racchiude un piccolo Regno in Divenire. Ogni oggetto in questo scrigno ha una storia, una ricerca, emana il calore di ciò che si fa con amore e ha il dono prezioso della Meraviglia.
Si possono trovare ingegnosi distillatori di lacrime di coccodrillo, realizzati in miniatura o prototipi di misuratori di lingua di formichiere. Coccodrilli dipinti ormai sazi, su cui gravitano intere collezioni di cappelli da esploratore in ricordo dei loro temerari possessori, unici resti del loro passato avventuroso. Una giungla indiana dall’apparente tranquillità, dentro la quale solo occhi attenti e curiosi possono intravedere trenta animali diversi.
Stefano Faravelli come un Cappellaio Matto in un luogo senza tempo, scompare e riappare portando con sé quadri, taccuini e ricordi.
Di animo gaio, ci diverte rivelando la sua passione per i basilischi, creature bizzarre dai denti aguzzi e le teste enormi, dei quali possiede una particolare collezione racchiusa in piccole teche di legno e cristallo. Un leggero fremito mi coglie nell’osservarli, sapendo che il loro sguardo mortale e il loro fiato pestilenziale ne fanno gli esseri più pericolosi che esistano.
Insieme ai basilischi anche scimmie, tigri, uccelli fanno parte di un bestiario che Faravelli ama dipingere con grande cura del dettaglio e il cui habitat è il nostro immaginario, come le sirene. Ce ne sono ovunque sulle pareti. Timide, a mostrarci il profilo o più ammiccanti e sensuali, immerse nelle acque o serenamente adagiate su uno scoglio che solo noi spettatori sappiamo essere il dorso di una balenottera.
“Conosci la storia di Melusina? - mi dice mostrandomi una donna dipinta nell’atto di dedicarsi al bagno, riflessa in uno specchio - E’ la storia di una bellissima fata, condannata a trasformarsi in serpente dalla vita in giù. Il castigo sarebbe durato fino a che ella non avesse sposato un uomo capace di mantenere la promessa di non guardarla nel giorno di sabato. Per sua sventura, colui che sposò, un cavaliere di nome Raimondo, non mantenne la parola data e la spiò, mentre si faceva il bagno, scoprendo il suo segreto e cacciandola per sempre. La leggenda narra che lo spettro di Melusina vaghi per la terra, triste e sofferente”.
Come Melusina, ogni creatura presente in questo scrigno ha qualcosa di ambiguo, di incerto; non è sempre ciò che vediamo e a volte diventa ciò che vorremmo vedere, in una trasformazione affascinante che cattura l’attenzione e ci sospinge verso il magico.
“Ma dove sono finita? – direbbe Alice oltrepassando il portoncino rosso – qui nulla ha senso!”. Eppure inspiegabilmente chi passa da questo portoncino condivide il viaggio in un immaginario stravagante che in qualche modo ci è familiare.
Il nostro invito è di curiosare nel suo sito internet www.stefanofaravelli.it per scoprire i suoi Giardini Segreti, il suo Mundus Imaginalis, permeati di atmosfere fiabesche e la prossima mostra di acquerelli che dedicherà ad Alice nel Paese delle Meraviglie, di sicuro dopo averla invitata nel suo Regno in Divenire.
Stefano Faravelli
Nasce a Torino nel 1959 dove studia pittura all'Accademia di Belle Arti. La passione per le religioni e le filosofie orientali lo porta a laurearsi all'Istituto di orientalistica con una tesi in filosofia morale. Pittore raffinato, espone in mostre personali e collettive, in Italia e all'estero a partire dal 1986. Scenografo, creatore di marionette, illustratore e peintre-savant. Nel 2004 vince in Francia il premio per il migliore carnet di viaggio. I suoi libri in Italia sono editi dalla casa editrice EDT.
“Sono andato.
Armato della lampada, dei miei colori e pennelli – l’atelier tascabile –
dei libri letti e amati e soprattutto della fame di Vero e di Bello,
l’uno sogno e segno dell’altro.”
Stefano Faravelli
4 Marzo 2010 Monica Regis
Le interviste di favole a merenda