Le interviste

CHIAMARLO AMORE NON SI PUÓ

Come e perché parlare della violenza sulle donne a scuola

 

Molti sostengono che ogni libro debba essere letto ad una determinata età.

Spesso, anzi, quando si vuole regalare un libro ci sentiamo chiedere “quanti anni ha il lettore?” e mai, invece, “che interessi ha?” oppure “cosa lo appassiona di più?”.

Con questa tendenza generalizzata nessuno si sognerebbe mai di proporre agli alunni un libro che parli della violenza sulle donne, tema scottante, ma anche di grande attualità vista la recente approvazione della legge contro il femminicidio.

Eppure Donatella Caione, editrice di Mammeonline, ha avuto il coraggio di portare alle stampe un’idea di Annamaria Piccione, che ha coinvolto 23 scrittrici italiane chiamate a parlare di violenza alle donne.

Chiamarlo amore non si può” – titolo ispirato da una canzone di Edoardo Bennato, La Fata, è un testo che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, si rivolge a ragazzi e ragazze, preadolescenti e adolescenti, nel tentativo di offrire un variegato ventaglio di esempi e situazioni in cui può presentarsi una violenza, dallo stupro a quella prepotenza sottile che si nasconde nelle parole di chi vorrebbe cambiare l’altro a propria immagine.

Questo testo apre una sfida rivolta a tutti gli insegnanti che, più o meno preoccupati da come potrebbero reagire i genitori degli alunni, si propongono di affrontare una problematica sempre più incalzante negli ultimi tempi.

 

Nell’incontro di sabato 7 dicembre nella Sala Turchese del Palazzo dei Congressi per Più libri più liberi, che ha visto protagoniste Donatella Caione e alcune delle scrittrici, ho pensato di rivolgere loro proprio queste domande:

 

Si potrebbe proporre questo libro ai ragazzi?

E se sì, perché si dovrebbe?

 

DONATELLA CAIONE

Premetto che sono molto d'accordo con te: non amo dare delle indicazioni sull'età di lettura perché i giovani lettori sono totalmente diversi tra loro, sia per le capacità strettamente tecnica di lettura sia per l'abilità di comprendere realmente il testo. E non è detto che le due abilità siano correlate. Dunque io porrei un solo limite nel proporre libri ai ragazzi: che si tratti di bei libri. Poi è giusto che siano loro a scegliere, a decidere. E dunque sì, proporrei anche questo libro già ai preadolescenti perché in questo libro si parla di loro e di ciò che fa parte del loro mondo: i rapporti fra i generi. 

Alcuni racconti parlano semplicemente di adolescenti che si innamorano, come la ragazza che si ritrova pian piano ad essere totalmente diversa, modificata dal ragazzo di cui è innamorata. In altri racconti si parla di ragazze che si trovano ad essere isolate, ma anche pubblicamente offese e ingiuriate perché non si sono piegate ad un "amore" possessivo, violento nell'esigere il possesso. Questi racconti fanno parte del vissuto quotidiano di ragazzi e ragazze e sono utili per parlare di una corretta relazione fra uomini e donne.

In altri racconti ragazzi e ragazze, anche bambini e bambine, vivono la violenza in famiglia. E ci sono i racconti, forti, fortissimi, in cui si parla di violenza sessuale. Violenza ad opera del branco, spesso, facilitata dall'alcool, dall'uso di droghe, da tranelli in cui vengono portate ragazze giovanissime, desiderose forse più di sembrare grandi che di comprendere le difficoltà. Questi racconti è vero, sono duri, ma non arrivano mai alla "durezza" e "freddezza" della cronaca vera. Inoltre nei racconti di Chiamarlo amore non si può, in tutti, c'è sempre un qualcosa di positivo, nella conclusione, c'è sempre qualcosa da cui ricominciare, che li rende adatti ad essere letti e discussi durante un percorso di educazione emotiva e sentimentale.

 

FULVIA DEGL’INNOCENTI

Questo libro è pensato proprio per essere letto ai ragazzi e dai ragazzi. La letteratura sa superare le barriere dell’indifferenza, della superficialità, del menefreghismo, sa raggiungere i cuori con la forza delle storie. Si dovrebbe perché a scuola e in famiglia si possa creare un terreno comune per conoscere, aprire gli occhi, riflettere, mettersi in gioco, perché le relazioni tra uomini e donne sono l’urgenza più comune nella fase dell’adolescenza, perché un’educazione ai sentimenti e alle emozioni è fondamentale, anche se imbarazza, soprattutto gli adulti. Allora lasciamo che siano le storie ad aprire la strada, una, due, tre, non troppe, quelle giuste, lette ad alta voce, magari, su cui poi innescare un dibattito, dare voce ai ragazzi stessi, che di cose da dire scopriranno di averne tante.

 

ROSA Tiziana Bruno

«Chiamarlo amore non si può» è un libro nato proprio con lo scopo di invitare i ragazzi a riflettere sul tema della violenza contro le donne. Dunque è  destinato essenzialmente a loro, ai preadolescenti e agli adolescenti.

Poi, come spesso accade quando ci si immerge nell'arte della scrittura, il risultato è andato ben oltre le aspettative di noi autrici. Il libro, infatti, è godibile anche dagli adulti. Del resto, la necessità di riflettere sull'amore e sul non-amore appartiene ad ogni età.

Abbiamo continuamente bisogno di esplorare le nostre emozioni, per approfondire la conoscenza di noi stessi e poter fare le scelte migliori. Questa esigenza si manifesta in maniera ancora più forte nei bambini e nei ragazzi. Il mondo è completamente nuovo per loro, sentimenti ed emozioni sono come pianeti sconosciuti da esplorare, con curiosità e timore. In assenza di un'adeguata educazione delle emozioni, rischiano di confondere impulsi istintivi e sentimenti, capriccio e desiderio, possesso e affetto, sopraffazione e amore.

Quante volte è accaduto, solo nell'ultimo anno, che un adolescente abbia ucciso il proprio partner perché non riusciva ad accettare la fine della relazione? Troppe.

Spesso mi torna in mente il caso di quella ragazza picchiata violentemente dal  fidanzato e che, dopo essere sopravvissuta quasi per miracolo, all'uscita dall'ospedale è corsa ad abbracciarlo. «Lui mi ama, anche se ha un brutto carattere» ha dichiarato poi ai giornalisti. Ecco, vorrei chiederle cosa significa la parola "amore" per lei. Vorrei chiederlo a molti adolescenti e anche ai bambini. Ma non è facile affrontare questi argomenti, i sentimenti sono "oggetti" delicati. Per questo la letteratura può esserci d'aiuto.

Un libro come «Chiamarlo amore non si può» è uno strumento prezioso per riflettere assieme, grandi e piccini, sul significato dell'amore e sul suo opposto: la violenza. Le storie contenute nel volume sono fantasiose, ironiche, profonde e leggere al tempo stesso, e questo ne rende possibile l'utilizzo anche nella scuola media, oppure nell'ultimo anno della Primaria. Ovviamente saranno i docenti a scegliere il metodo giusto per proporre la lettura.

Bambini e ragazzi hanno sete di sapere, di capire, di esplorare. Non possiamo lasciarli soli in questo difficile percorso.

Purtroppo le iniziative per l'educazione emotivo-relazionale sono rare, il panorama editoriale offre pochissimo in tal senso. Gli scrittori faticano a trovare un editore disposto a pubblicare storie che affrontano tematiche forti. Quasi nessuno vuol parlare con franchezza ai ragazzi, si preferisce porgere per lo più storie edulcorate o che offrano una facile consolazione.

Per fortuna noi 23 autrici abbiamo incrociato sul nostro cammino Donatella Caione della Mammeonline Edizioni, che si è spesa con coraggio in questa iniziativa. E per fortuna il grande Edoardo Bennato ci ha dato tutto il suo sostegno, regalando una dedica meravigliosa al nostro libro.

Siamo pronti a cominciare! E' tempo di riflettere sull'amore insieme ai bambini e ai ragazzi.

 

 

 

I SENTIMENTI DALLA A ALLA Z

DI JANNA CARIOLI

 

di

Margherita D’Alessandro

 

L’avevo già annunciato nell’articolo in prima pagina sul Festival di Mantova.

Vi ricordate? Avevo detto “tenete d’occhio le interviste”.

E finalmente eccoci qua con l’Alfabeto dei sentimenti di Janna Carioli. Non è la prima volta che Janna dedica un libro ai sentimenti, ma in questo caso ne dà un ordine particolare: l’ordine alfabetico.

Ad ogni lettera un sentimento, dalla A di Amore alla L di Libertà, dalla M di Memoria alla Z di Zitto. Per ogni sentimento un’emozione che parte dalle parole e si attarda sulle illustrazioni sognanti di Sonia Maria Luce Possentini. Colori pastello e tinte sfumate per un sapore che ricorda gli insegnamenti pazienti dei nonni, che su ginocchia saltellanti ci trasmettevano a filastrocche i valori della vita.

 

Leggere i tuoi libri, Janna, è sempre emozionante perché attraverso gli occhi dei piccoli sai toccare i cuori dei grandi. Quanto è importante soffermarsi a riflettere su se stessi e dare spazio e voce alle proprie emozioni?

 

Qualunque età noi si abbia, un bambino continua nel tempo ad abitare  dentro di noi e la sua “casa” è nella sfera dei sentimenti. Per questo, probabilmente, ciò che emoziona un bambino  in fondo riesce ad emozionare anche un adulto.

 

Qual era il sentimento più forte di Janna bambina? Ha trovato il suo posto tra le filastrocche di questo libro?

 

Un sentimento che ricordo molto bene è la rabbia nei confronti della violenza. Se vedevo qualcuno che maltrattava un animale, o se la prendeva con uno più debole, vedevo rosso e inevitabilmente mi mettevo in mezzo … spesso buscandole!  Un sentimento che mi è rimasto: non sopporto la violenza.

 

Una volta mi hai detto che le tue storie le cogli ovunque: sull’autobus, per strada, andando a fare la spesa. Spesso diventano filastrocche o poesie. Come è nata l’idea dell’Alfabeto dei sentimenti?

 

E’ nata da un felice incontro fra autore, editore e illustratore.  La Fatatrac voleva fare delle “carte in tavola” prendendo spunto dalle lettere dell’alfabeto  e io proposi di farle sul tema dei sentimenti. Assieme alle carte è stato poi ideato anche l’albo illustrato.

 

Una lettera per ogni sentimento.  Sono affiorati più sentimenti per una lettera? Perché e come ne hai scelto uno rispetto ad un altro?

 

Certo, con la stessa lettera ci sono diversi sentimenti. La scelta  l’ho fatta per vicinanza “emozionale”.

 

E oggi il tuo sentimento più forte qual è?

 

La curiosità, credo. Una curiosità positiva che mi fa ascoltare con piacere, leggere volentieri, viaggiare con gioia, guardare con attenzione, cercare con passione.

 

In onore del sentimento preferito di Janna, allora, vi lascio uno spuntino e la voglia di continuare a divorare le sue filastrocche:

CURIOSITÀ

Sono curioso. Come Galileo

che curiosando scoprì, in poche parole,

che non era la terra a stare ferma

ma era lei che girava intorno al sole.

Sono curioso. Come Marco Polo

che in Cina, in mezzo a un mare di persone,

capì che non c’era una sola storia

e raccontò tutto quanto nel Milione.

Sono curioso. Come quel Meucci

che senza fili riuscì a telefonare

ed è anche grazie a lui se per Natale

ho avuto in regalo il cellulare.

Ho scoperto che fare il ficcanaso

delle volte è un dono benedetto.

Per gli inventori, i bambini e gli scienziati

la curiosità non è mai un difetto.

 

Janna Carioli – Sonia Maria Luce Possentini

L’Alfabeto dei sentimenti

Fatatrac

€ 18,90

 

 

Progetto e materia” : tante idee, spirito d'avventura e consigli per pubblicare il tuo libro di fiabe.


Chiara Abrardi è la presidente dell'associazione Progetto e materia che si occupa di iniziative artistiche e culturali. Da molti anni, con entusiasmo, organizza la manifestazione “Fiaba” dedicata alla letteratura per l'infanzia, coinvolgendo i bambini e i ragazzi, ma non solo, in una serie di concorsi annuali di letteratura e illustrazione. Una tra le iniziative che ha riscosso il maggior successo è il Torneo di scrittura collettiva realizzato nell'ambito delle scuole della Provincia di Torino e che ha meritato il Premio Gold 2009 per il progetto più innovativo nell’ambito dell’educazione linguistica.

Dal 2011 l'Associazione ha lanciato il primo Festival del Self Publishing, dedicato a tutti gli autori che hanno pubblicato il proprio libro e desiderano farlo conoscere. Un'occasione unica nel suo genere che permette agli autori di pubblicizzare le proprie opere senza l'intermediazione della casa editrice. Le idee proseguono perchè Chiara, instancabile organizzatrice, insieme alle colleghe Monica Ramazzina e Livia Vittori stanno progettando nuove edizioni di Concorsi e Festivals che focalizzano l'attenzione sull'utilizzo dei nuovi media.


Chiediamo a Chiara come nasce questo interesse per le nuove forme di comunicazione mediatiche.


Il mio interesse per le nuove forme di comunicazione e per la contaminazione tra diversi linguaggi espressivi che caratterizza le nostre manifestazioni nasce in parte dagli studi universitari in Scienze della Comunicazione e in parte dalle mie esperienze pregresse, sia professionali che familiari. Ho approfondito all'Università il ruolo dei blog, dei social network e delle licenze Creative Commons e durante l'esperienza decennale come consulente nel mondo della pubblicità e dell’editoria minore mi sono resa conto di come esistesse una vasta e interessantissima editoria sommersa, che doveva solo essere portata alla luce.


Che cosa consigli ai giovani autori di racconti per l'infanzia e per ragazzi che decidono di pubblicare il proprio libro?


Ai giovani autori che scrivono racconti per l’infanzia e sono alla ricerca di un’opportunità per la pubblicazione, consiglio innanzitutto di sperimentare i loro testi “sul campo”: collaborare con scuole, biblioteche, centri estivi con letture e presentazioni dei proprio racconti può sicuramente aiutarli ad aggiustare il tiro, in base alle reazioni di bambini e docenti e ai consigli che inevitabilmente ne scaturiranno.


E la partecipazione ai concorsi?


Anche la partecipazione a concorsi letterari può essere utile. Ma a questo proposito vorrei fare una precisazione: inviare il proprio testo e incrociare le dita nella speranza che vinca o rientri comunque nella rosa dei racconti pubblicati non basta. I concorsi devono essere vissuti soprattutto come mezzo per conoscere altri autori e operatori del settore, per stabilire amicizie e collaborazioni, per condividere informazioni e progetti. Come associazione, noi cerchiamo di promuovere da tempo questo concetto. Ecco perché, tra gli autori che partecipano alle diverse edizioni dei nostri concorsi, selezioniamo sempre persone da coinvolgere negli anni successivi nei nostri progetti, ma questa volta fuori concorso.


Per la pubblicazione come consigli di muoversi?


Un ottimo consiglio è non accettare mai una pubblicazione a pagamento. Chi promette di pubblicare, promuovere e distribuire il vostro libro, ma nel contempo vi chiede un contributo spese, sta sì agendo nella legalità, ma sicuramente non nel vostro interesse.

Esistono invece molti editori on demand che procedono in questo modo: leggono il vostro testo, lo approvano, apportano le modifiche di editing necessarie, provvedono alla creazione di una copertina ove non l’abbiate già prevista, assegnano al vostro libro un codice ISBN e lo mettono in vendita sul proprio sito e nelle principale librerie online. Costo dell’operazione? Zero euro.

Se poi decidete di acquistare una, dieci o cento copie del libro le pagherete in base al prezzo di favore stabilito per l’autore, ma nessuno vi obbligherà a farlo.

Non è come pubblicare con Einaudi o Mondadori, lo so, ma è un modo pulito per farsi conoscere, evitando spiacevoli incontri con i tanti “Il Gatto e la Volpe” del sottobosco editoriale presente in Italia.


Tu hai avuto modo di pubblicare “On demand” ?


Sì, a questo proposito invito tutti a visitare il mio sito www.lefragorose.it, nato appunto allo scopo di promuovere il libro di fiabe culinarie “Le Fragorose”, che ho pubblicato nel mese di febbraio 2011 con Boopen LED e presentato all’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. E’ un esempio in divenire di come darsi da fare, giorno dopo giorno, per far conoscere il proprio libro al maggior numero possibile di persone interessate.


Quali saranno i nuovi progetti per il 2012 dell'Associazione “Progetto e materia” ?


Insieme a Favole a merenda, la mia associazione sta lanciando nuove iniziative per il prossimo anno.

Ho deciso di tenere sul nostro blog (http://progettoemateria.splinder.com) un diario relativo alla loro organizzazione, in modo che tutti i partecipanti e le persone interessate ad esse, possano rendersi conto del lavoro organizzativo che sta alle spalle delle pubblicazioni e delle manifestazioni che ne scaturiscono.

Sul mio sito dedicato alla Fragorose farò altrettanto, descrivendo tutti i passi compiuti per promuovere il mio libro, sperando di essere utile agli autori che stanno cercando di fare altrettanto in relazione alle proprie opere.

Infine, il nostro sito dedicato al Festival del Self Publishing (www.festivaldelselfpublishing.it) sarà presto aggiornato con una nuova serie di rubriche, che permetteranno a tutti gli autori autopubblicati di aver uno spazio gratuito attraverso cui farsi conoscere e stabilire nuovi rapporti di collaborazione.


1 Giugno 2011                                 Monica Regis

 

   

 

 

C’ERA UNA VOLTA UN PAESE INCANTATO…

 

Il valore della tradizione orale de “Lu cunto de li cunti” di Basile


-Festival Internazionale della Fiaba - Campodimele (Latina) maggio ‘11


Campodimele ha ospitato, per la terza edizione, il Festival Internazionale della

Fiaba, manifestazione pensata e dedicata a bambini, ragazzi ed adulti affascinati dal

mondo del racconto fantastico, ideata ed organizzata dallo psicologo Giuseppe Errico

che ha curato la parte scientifica e di ricerca e dall’artista Bruno Leone, curatore

della parte artistica.

Un doppio binario vincente - come ci spiega proprio il dottor Errico - il valore

aggiunto che rende questa manifestazione diversa da tante altre”.

Il borgo medioevale di Campodimele diventa set ideale per ospitare questo progetto:

uno scenario incantato che a fine maggio indossa l’abito della festa, quello

prestigioso della fiaba, trasformandosi in un paese davvero a misura di bambino, con

una serie di eventi, laboratori e seminari atti a valorizzare la cultura della fiaba, in

particolare di quella che si ascolta.

Chi ha raggiunto Campodimele durante il Festival - spiega Errico - ha potuto

incontrare persone molto speciali che hanno scoperto il valore terapeutico della

fiaba, hanno esorcizzato grazie ad essa il destino della loro vita ed insieme la

cattiveria umana”.


Quest’anno, non a caso, è stato scelto come tema portante del Festival 2011 proprio

Lu cunto de li cunti - overo Lo trattenemiento de peccerille”, meglio noto come il

“Pentamerone”, di Giovambattista Basile, opera seicentesca di tradizione orale

 nata per intrattenere la vita di corte, considerata espressione perfetta della cultura

e della saggezza popolare e fonte di ispirazione di grandi autori come Perrault ed i

fratelli Grimm.

Nella sua opera, Basile, nell’arco temporale di cinque differenti giornate, ci offre

cinquanta diversi racconti narrati da dieci personaggi molto caratteristici, in pura

lingua napoletana seicentesca; il parallelo con il “Decamerone” è palese ma, a

differenza di Boccaccio, quella di Basile non è una raccolta di novelle quanto una

vera raccolta di fiabe tratte da un collage di tradizione popolare orale, di esempi

letterari, di miti, di leggende, di proverbi dialettali. “Lu cunto de li cunti”,

antesignano, perciò, del moderno storytelling, ci fa riscoprire il gusto del racconto

orale e della musicalità della parola, elastica, flessibile, immediata, accattivante

proprio nella sua possibilità di essere manipolata ed aperta alle più diverse e

suggestive contaminazioni e, così, finisce per riproporre proprio i modi tipici della

narrazione attorno al fuoco, l’eco lontana del teatro di strada, coi suoi giocolieri e

burattini, e delle ancestrali storie tramandate dall’antico aedo greco piuttosto che

dal trovatore francese medioevale o dal cuntastorie siciliano: è il valore della fiaba

che proprio dal verbo fari, ovvero dire, non a caso deriva.

D’altra parte, è quanto facciamo allo stesso modo oggi, proprio come quattrocento

anni fa: continuiamo a raccontarci e a raccontare, tramandandole, storie fantastiche

“per vivere meglio, per immaginare un mondo migliore, per superare le prigionie del

tempo”.

D’altra parte, è quanto è accaduto, anche quest’anno, a fine maggio, a

Campodimele.




Lasciamo ora la parola ai protagonisti del Festival di Campodimele…



D: Leggendo il programma di Campodimele 2011, mi ha molto incuriosito

l’affermazione secondo cui “restituire l’oralità delle favole ai bambini e agli

adulti, può facilitarne i legami sociali”. In che senso?


GIUSEPPE ERRICO, direttore scientifico ed ideatore del Festival:

Riscoprire l’oralità della fiaba, oggi così in declino, narrare una fiaba piuttosto

che leggerla da soli, significa infatti riscoprire i legami tra le persone. Si può

utilizzare una fiaba per premiare, punire, spiegare: è quello che abbiamo cercato

di insegnare ai genitori.


D: Quale valore educativo ha oggi raccontare una fiaba?


CINZIA DEMI, scrittrice e poetessa:

Il valore della fiaba, oggi come ieri, è quello di aiutare il bimbo a crescere,

conducendolo dal mondo dell’infanzia a quello dell’adolescenza e del mondo

adulto, e supportandolo in determinate situazioni: il bambino si rivede nell’eroe

della fiaba che deve affrontare e superare prove ed ostacoli, anche attraverso

l’ausilio di aiutanti magici, per poter raggiungere il tanto sospirato “E vissero

felici e contenti”. Anche nella vita quotidiana il bambino sente che accade più o

meno così ed incontra simili situazioni, simili emozioni e simili personaggi.


D: Quale è l’attualità di un testo antico come “Lu Cunto de li cunti” oggi? Perché

una fiaba di Basile può ancora oggi fare presa su un bambino iperstimolato da

televisione, internet e playstation?


MILENA BERNARDI, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione

Primaria, Università di Bologna:

Pur essendo un’opera seicentesca, l’opera di Basile non è un’opera datata: come

tutti i classici, ha sempre nuove cose da dirci perché ci parla del presente perché

tratta i temi della vita reale che ci troviamo ad affrontare quotidianamente

, perché tutti veniamo al mondo, tutti invecchiamo, ci innamoriamo, tradiamo e

siamo traditi, tutti moriamo.


D: Esiste una differenza tra leggere una fiaba ed ascoltare una fiaba?


MILENA BERNARDI:

La differenza sta proprio nella relazione con la storia che, se viene ascoltata e

non letta autonomamente, non ha la mediazione del libro.

Bloom sosteneva che nella narrazione orale diventiamo, agli occhi ed alle orecchie

di chi ci ascolta, biblioteche viventi.

La narrazione orale è una modalità particolare di trasmissione del sapere, una

forma antica di comunicazione diretta, senza filtri, in cui vige il “narro io e poi

narri tu”.

Ecco l’importanza del ruolo dei cantastorie, oggi come allora, di queste

personalità uniche dotate di formazione e professionalità particolari, abili nel

superare le proprie resistenze, nonché quelle di chi ascolta.

 

 6  Giugno  2011                                                                       

Valentina Ghilardi

 

 

 

 

 

Una scrittrice si racconta: a colloquio con Francesca Capelli

 

A Riccardo, 8 anni, della scuola Alfieri di Torino, piace molto la faccia di Francesca Capelli, sempre sorridente, ma gli piacciono anche il suo ordine e le sue parole.

Nel laboratorio che ha condotto a scuola, Francesca ha raccontato il suo percorso di studi dal Liceo linguistico alla Scuola di giornalismo, ma prima di intraprendere gli studi seri che l’hanno portata ad affermarsi come traduttrice, giornalista scientifica e come autrice di libri per ragazzi, le è capitato uno di quei piccoli e significativi episodi che possono trasformare le idee in sogni. All’età di 8 anni, dopo aver composto un tema in classe che era particolarmente piaciuto alla maestra, è stata invitata ad andare a leggerlo nella classe quinta, quella dei grandi, ricevendo da loro i meritati complimenti e scoprendo così da quel giorno, il piacere di scrivere per gli altri.

Con Francesca i bambini dell’Alfieri hanno parlato di mobilità sostenibile, di inquinamento; lei non ama la macchina inoltre dice di essere anche un po' imbranata in bicicletta, ma a quest'ultima battuta nessuno le ha creduto!

Adora però le camminate in montagna con le pedule, i ramponi o le ciaspole. E’ orgogliosa d’essere mancina, ama i musei e le piace iniziare una buona giornata con yogurt e mirtilli…meglio se con gli amici!


 

 

 

 

 

Le abbiamo chiesto...


C'è una fiaba o un libro a cui sei particolarmente affezionata? Tra i ricordi di quando eri bambina quali i sono i momenti che ti legano alle fiabe?

Ho imparato a leggere molto presto, quindi non ricordo un momento della mia infanzia senza un libro. Uno che ho riletto fino alla consunzione si intitolava “Storia di un viaggio che non finisce mai”, un libro che era stato a suo tempo di mio madre – quindi con un forte significato simbolico – e raccontava, in parafrasi, l’Odissea. Ricordo solo il titolo. Ho provato a rintracciare l’autore in tempi recenti, ma senza risultato. La sera a casa nostra, finché io e mia sorella non abbiamo avuto 12-13 anni, la tv era proibita. Però per anni mia madre ci ha letto, prima di dormire, un capitolo di un libro (poi io ero autorizzata a leggere il mio libro “privato” ancora per 10-15 minuti,infine si spegneva la luce). Mia mamma – che non ringrazierò mai abbastanza per questo - dice che era un momento della giornata bellissimo anche per lei, che si divertiva a leggerci le storie che, da bambina, aveva amato, e in effetti ci trasmetteva questo piacere. I miei preferiti sono stati “Piccole donne” (anch’io ho subito l’insano fascino di Jo e mi sono identificata in lei, forse per questo sono diventata scrittrice?) e “Il giardino segreto”.



Se fossi un personaggio delle fiabe o favole quale saresti e con quali parole ti descriveresti?

Io sono Alice nel paese delle meraviglie. Quando trova un biscotto che dice “mangiami” o un liquido che dice “bevimi”, non si pone nemmeno il problema se farlo o no. E’ troppo curiosa nei confronti della vita e se la mangia a bocconi. Credo di essere così.



Giornalista “già a nove anni”. ma che cosa ti ha fatto avvicinare alla letteratura per l'infanzia?

Nel 1998, quando ancora lavoravo a “Newton” (mensile della Rcs) mi chiesero di scrivere un libro per bambini sul corpo umano, che uscì per Dami (“La macchina uomo”). Mi divertii talmente tanto che decisi che prima o poi ne avrei fatto un lavoro a tempo pieno. I libri per me sono stati fondamentali, consolatori, fondanti nella mia infanzia. E mi piacerebbe che lo fossero anche per altri bambini.


 


Veruska non vuole fare la modella” (ed.S.Paolo) è un libro che presenti nelle scuole raccontandolo in modo originale e divertente. E' un modo inusuale per una presentazione ma è molto interessante. Come nasce questa idea?

Ai bambini non si può proporre la classica presentazione “da adulti”. Il libro va raccontato in una forma teatrale, accattivante (oltretutto il teatro è un altro dei miei amori, quindi mi piace cogliere l’occasione per montare vere narrazioni orali). Inoltre, con i bambini, la presentazione deve essere accompagnata da un laboratorio creativo che aiuti ad attribuire senso all’esperienza. “Fare” – soprattutto se si tratta di attività artistiche, con delle immagini – incide sulla corteccia cerebrale molto più che ascoltare discorsi teorici in cui l’autore spiega “il messaggio” del libro.



 

La maggior parte delle tue pubblicazioni riguarda vari progetti educativi e il tuo recente libro parla del terremoto del 2009 all'Aquila. C'è un tema che ti piacerebbe raccontare ai bambini e che non hai ancora avuto modo di realizzare?

Sì, mi piacerebbe parlare di famiglia in modo diverso da come è stato fatto finora, senza la solita retorica tutta italiana. Ci sto lavorando.


* Curiosa nel sito che Francesca ha fondato nel 2001 RAGAZZINET.it


BIBLIOGRAFIA


L’estate che uno diventa grande
(Sinnos, 2010, 112 pagine, 11 euro)

Il grande cane nella città fantasma
(Prìncipi & Princìpi, 2010, 32 pagine, 14 euro)

Nella città dell’Aquila, squassata dal terremoto, un grande cane grigio aspetta ostinato il ritorno dei suoi padroni. Non sa che non torneranno. Aspetta al suo posto, come un “bravo cane” deve fare. Un giorno arriva in città una “casa con le ruote”. La famiglia che ci vive lo adotta: la madre gli porta da mangiare, un bambino lo accarezza e un ragazzo più grande lo fa giocare con una pallina prima di andare via, tutte le mattine, con una fisarmonica. Ma un giorno, arrivano due uomini in divisa…
Nato dall’esperienza dell’autrice all’Aquila, il libro racconta il terremoto con un linguaggio che non è quello della cronaca giornalistica, ma quello - simbolico - della fiaba.
Le illustrazioni di Brunella Baldi raccontano una storia nella storia.

Mi prendo cura di te
(Giunti Progetti Educativi, 2010, 64 pagine, 3,90 euro)

Catherine Stern
La biodiversità a piccoli passi
(traduzione e adattamento)
(Giunti, 80 pagine, 9,50 euro)

100 storie della buonanotte
(Giunti, 2008, 12 euro)

Veruska non vuole fare la modella
(San Paolo, 2008, 7,50 euro)

Maneggiare con cura – la Provincia di Firenze per un ambiente migliore
(Giunti Progetti educativi, 2004, edizione fuori commercio)

Alto Adige, terra di arti e mestieri
(Giunti Progetti Educativi, 
2005, 14 euro)

Dove lo butto? - Quando i rifiuti diventano risorse
(Giunti Progetti Educativi, 2005, 3,90 euro)

Amo l’acqua - Piccoli consigli per salvare ogni goccia
(Giunti Progetti Educativi, 2006, 3,90 euro)

Io ci sto… quindi partecipo! Guida all’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
(Giunti Progetti Educativi, 2007, edizione fuori commercio)

Curiosi Consumatori Consapevoli - Alla scoperta della buona agricoltura
(Giunti Progetti Educativi, 2007, edizione fuori commercio)

Missione possibile! Una sfida per battere le malattie genetiche
(Giunti Progetti Educativi, 2007, edizione fuori commercio)

 

   

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