La favola arrabbiata
C’era una volta un principino stanco ed annoiato, che passava le sue giornate girovagando per il castello. Sbuffava e sospirava ad ogni passo l’infelice. La corona dorata che portava sulla testa, troppo grande per lui, osava spesso cadergli sopra gli occhi, costringendolo ogni volta a raddrizzarla: motivo per cui si arrabbiava ancora di più. Si lamentava il principe stizzito:
“Per mille gnomi dispettosi
siete tutti fastidiosi,
lasciatemi tranquillo
altrimenti IO STRILLO!”
Da tempo ormai, nessuno più riusciva a raccontargli le favole. Lunghe o corte che fossero, concludeva il principe incupito:
“Questa non è speciale,
ride e grufola solo un cinghiale.
Questa davvero non mi piace,
con la strega che si scotta sulla brace.
Orchi, elfi e ancora fate
le mie orecchie son ormai stregate,
pirati furiosi sui loro vascelli
combattono tanto ma solo per gioielli.
Un’antica e assai noiosa leggenda,
narra di una mitica e golosa merenda.
Basta con duelli, pipistrelli e indovinelli
o voleranno spade, libri e cammelli!”
La situazione si faceva grave , il re e la regina preoccupati si chiedevano cosa potessero fare .A nulla serviva chiamare maghi e dottori: “E’ solo annoiato!” rispondevano loro.Per ordine del principino, il banditore percorse le strade del Regno Beato, fermandosi in ogni più piccola piazza a srotolare con fatica una enorme pergamena, dalla quale leggeva urlando:
“Favole al castello
favole col ritornello,
favole a perdifiato
in corsa lungo un prato,
favole a più non posso:
le butto giù nel fosso!
Favole incantate
favole esagerate,
favole incartate
e poi tutte stropicciate
che tutte le favole
finiscano nelle scatole!”
Tutto il Bosco Incantato era in allerta: elfi, folletti e streghe si riunirono in gran consiglio.“Non si è mai visto nascondere favole e pensieri” disse l’orco Goffredo.“I bambini si ammaleranno davvero” aggiunse la fata Donata.“Per tutte le scope di saggina: verrà loro il mal di favole!” urlò la strega Barbina.
E così accadde. Tutti i bambini del Regno Beato cominciarono a non voler più andare a dormire :
“ Fa freddo quando chiudiamo gli occhi- dicevano preoccupati alle loro mamme – tutto è nero, non ci sono più colori”. I loro genitori però non potevano consolarli leggendo delle favole, perché era proibito. Era tutto così triste e doloroso che sparirono anche i sorrisi dai piccoli visi dei bambini. La notizia del mal di favole si sparse nei regni vicini. Una notte, la strega Barbina, dopo averne parlato in gran consiglio, salì sulla sua magica scopa per raggiungere, oltre i Monti del Sospiro, un menestrello molto bravo ed applaudito nel raccontare storie e fiabe d’ogni genere, lo trovò addormentato ed in sogno gli parlò.Avevano bisogno del suo aiuto, sapevano quanto fosse importante narrare bene una favola, era necessario infilarsi tra le sue parole, cercando la chiave magica per aprirne la porta e farne così uscire i personaggi ed i luoghi, fino a toccarli. Al suo risveglio il menestrello si incamminò verso il Regno Beato, mai avrebbe lasciato che il mal di favole tormentasse dei bambini.Al castello c’era gran scompiglio, paggi e damigelle si davano un gran daffare per intrattenere il principino, e per calmare la folla di abitanti del regno che reclamava il permesso di poter liberare le favole. In tutto questo parapiglia si adirava il principino:“ Sono triste e stufo
di stare solo come un gufo.
Presto fate qualcosa:
voglio una giornata giocosa!”
Il menestrello fu annunciato a corte, il re e la regina gli corsero incontro, speranzosi di risolvere la faccenda, ma il principino non volle proprio saperne di ascoltare nuove storie, si tappò le orecchie e si rimise a gironzolare per il castello, finché ad un tratto s’accorse d’essere seguito: non erano le damigelle a rincorrerlo, non erano i cani o le oche del castello, né la sua tata che tanto si disperava; ma erano parole d’ogni tipo, grandi, strette, arrotolate, lunghe, piene ed appuntite, ognuna con il suo rumore ed il suo significato. Lo travolsero, si inciampò su di un “ MA ”, cadde e ruzzolò contro un
“ FERMATI ”, lo tamburellava sopra la testa la P di un “ PERCHE’ ” e l’accento di un “ E’ ” prese a solleticargli i piedini. Spaventato il principino provò a scappare via, ma lo raggiunse un
“ TUTTO ” che lo avvolse facendolo vorticare, finché riuscì ad aggrapparsi ad un “ VERO ”.
La frase si acquietò fermandosi davanti ai suoi occhi , in modo da farsi leggere : “Ma fermati perché è tutto vero”. Poi udì una voce alle sue spalle che nel recitare proseguiva :
“ Ali di drago
polvere di mago
foglie di quercia
nespola marcia
soffio di strega
pietra che sfrega
fuoco che appare :
non puoi scappare.”
Era una formula magica potentissima, capace di imprigionare tra le sue roventi parole il principino capriccioso: mentre il menestrello la recitava, le parole della Favola Arrabbiata presero corpo, liberando da quel soffio la strega Barbina :“Le favole sono fatte per essere sognate!” disse lesta la strega al bambino, agitando la sua scopa con aria minacciosa e seguitò pronunciando incantesimi d’ogni specie e gravità. Draghi sbuffanti e serpi striscianti apparivano ma solo per pochi istanti, però che spaventi! La favola proseguiva :
“Io sono parte della favola arrabbiata- diceva la strega -sono di essa la più esagerata. Solo quando imparerai ad ascoltare ogni parola di codesta favola, la mia collera si placherà. Cosa avranno mai quelle tue piccole orecchie?
Del SENTIRE non ho dubbi: ci senti eccome! Ma cosa ancor più importante e differente è ASCOLTARE. Anche le favole hanno bisogno d’essere ascoltate. Qui ci vuole qualcuno che sappia come fare. Goffredo l’orco ci può aiutare.”
Il principino fu colto da un tremore, gli orchi si sa, non amano i bambini e notoriamente sono molto sporchi ; l’orco Goffredo però non spaventava neanche una farfalla e amava esser pulito e profumato d’erba prima di uscire dalla sua grotta , era solo molto arrabbiato per via del mal di favole e delle bizze del principino.
Il gigante dondolando lo raggiunse: “Sono di questa favola la parte più curiosa e strana – gli annunciò sedendosi in mezzo al prato, poi incominciò a guardargli dentro un orecchio, con una smorfia si ritrasse ed invitò il principino a guardare all'interno delle sue grandi orecchie: “ Cosa vedi?” chiedeva l’orco:
“ Si vedon bambini cantare
insieme uniti, un gran coro a formare.
Oh, una rana con un guizzo
sorride e mi fa ..uno schizzo!
Una fata legge un libro blu
e da quelle pagine…esci tu!
E’ così incredibile e speciale
accade tutto lì dentro ed è naturale!”
“Son pensieri immaginati nelle orecchie della mente. Un gran lavoro con te dovrò fare nel toglier quel tappo che non permette d’ascoltare. Van pulite bene le tue orecchie con una salsa di mia invenzione!”.
L’orco pareva ben intenzionato a fare un intricato trattamento e con uno strano apparecchio d’alchimia s’avvicinò al principino. Scorreva nei tubi di vetro una salsa viola, qua e là luccicosa, girava ruotando in tante spirali a raggiungere un imbuto e sotto di esso l’orco vi sistemò a turno le orecchie del bimbo.
Certo, da qualche parte la salsa doveva pur uscire, tant’è che il principe si fece prima viola in viso e poi a seguire tutto il corpo si colorò. Sembrava grattarsi come un cagnolino pieno di pulci, finché dalla bocca uscirono grandi e più piccole bolle viola. Si sedette sfinito il bambino.
Ora sì che le orecchie eran ripulite; Goffredo vi guardò ancora all'interno e con aria soddisfatta gli annunciò che i tappi erano scomparsi, ma… dentro, i pensieri confusi e sparpagliati dovevano essere riordinati.
Venne chiamato alla svelta il mago Brisbante: “T’insegnerò io a catturare i pensieri fluttuanti – gli diceva con gran determinazione – Io sono parte della favola arrabbiata e sono di essa la più equilibrata. Ti invito a guardare sopra di noi – disse alzando la testa- vedrai parole e significati rincorrersi, per poi entrar nelle tue orecchie come cavalli imbizzarriti. No,non va bene così, galoppano, si incespicano e nell’ impazienza non capirai nulla di ciò che vogliono dire.
Solleva il tuo dito ad indicare lassù quelle parole – il dito del bimbo si illuminava come una lampadina e avvolgeva con la sua luce le parole - ora spostando il dito fino a te, puoi riportare i pensieri alle orecchie della mente, con attenzione però e senza fretta. E’ un esercizio che si fa presto ad imparare e ogni bimbo volenteroso lo sa rifare”.
Le orecchie eran pulite, i pensieri riordinati, tuttavia qualcosa ancora mancava: l’immaginazione!
L’orco Goffredo suggerì di richiamare dal Bosco Incantato la fata Donata, la sua richiesta fu in breve accontentata.
Si ritrovarono circondati da un nugolo di farfalle, bianche, azzurre e di altri mille colori, le loro piccole ali come tanti coriandoli muovevano delicatamente l’aria.
In questa pioggia di colori, il principino si rallegrava, con le farfalle a solleticargli il naso e a far svolazzi su e giù a caso.
Muovendo le lunghe antenne che portava sopra la testa la fata Donata si presentava : “Della favola arrabbiata io son la parte più spensierata, le mie antenne sono assai preziose, con esse si possono osservare cose curiose. Te ne faccio dono.” disse mettendole tra i capelli del bambino, poi lo prese per mano e lo guidò nell’immaginazione.
Le antenne del principino vibravano, sensibili e attente ed i suoi occhi si riempivano di stupore . Diceva il principe incuriosito:
“Posso guardare con occhi rinnovati
desideri e sogni vivamente colorati.
Posso con la mente toccare e ascoltare
cose e suoni lontani per ricordare
quanta passione c’è nel mio cuore
quanti tesori con il loro bagliore.
Dove sono tutte le favole?
Tiratele fuori dalle scatole!
Voglio leggere e guardare
percepire e immaginare.
Questa favola un po’ arrabbiata
sarà per sempre la mia favola ritrovata! ”
In un giorno di Primavera, in un prato della valle dei Monti del Sospiro, il menestrello raccontava ai bambini del Regno Lontano, conquistati dalle sue avvincenti parole, la storia della Favola Arrabbiata : “Fu festa in tutto il Regno Beato musicanti e teatranti intrattenevano tutti i bambini chiamati a sollazzarsi con il principino, del mal di favole non v’era più traccia, anzi avean tutti un gran sorriso felice sulla faccia.
Finalmente nel Bosco Incantato si riposava la strega agitata e con la quiete e l’allegria finiva anche la Favola Arrabbiata. Se qualche bimbo vuol provare, – aggiungeva il cantastorie – a scacciare via la noia, con gli occhi chiusi deve immaginare, lasciando liberi i colori di incontrarsi e le forme libere di mescolarsi, questa è la maniera più bella che ci sia, per scoprire il mondo della fantasia!”Monica Regis
